C’è anche il papa che prega per la “famiglia del bosco”. Son stati loro, d’altronde, i Birmingham Trevallion, due mesi e mezzo fa, a scrivere a papa Prevost per informarlo della vicenda infinita che li ha coinvolti assieme a quelle «tre fette di pane e marmellata» (cit. mom Cate) dei loro bambini ospiti in una struttura protetta dal 20 novembre scorso. In quella lettera, Catherine e Nathan, avevano anche ringraziato il pontefice delle parole ferme che aveva usato in un’enciclica ricordando «il diritto primario e inalienabile dei genitori di scegliere il tipo di educazione e formazione impartita ai loro figli». Che poi, a esser veramente onesti, l’intera epopea di Palmoli sta proprio tutta lì. Adesso, con una risposta formalmente datata 23 luglio, sulla carta intestata del segretario di Stato Vaticano, la Chiesa risponde a questa coppia anglo-australiana che ha scelto l’Abruzzo come casa senza immaginare il baccano che l’avrebbe travolta. Usa l’inglese, la Santa sede, che è sia la lingua di Leone che quella dei coniugi Trevallion. Poche righe, indirizzate a Catherine, ma dense e cariche di ogni cosa.
«È pervenuta la risposta del papa che assicura di “aver preso nota del contenuto della loro missiva” e di “ricordare loro e la loro famiglia nelle sue preghiere», racconta l’avvocato Simone Pillon che segue la “famiglia del bosco”. Cate e Nat, dal canto loro, «ringraziano di cuore il santo padre per la sua paterna attenzione e le preghiere e auspicano che questo intervento possa favorire il ritorno urgente in famiglia dei tre bambini già per queste vacanze estive». I Birmingham - Trevallion ringraziano anche «per le numerosissime attestazioni di solidarietà che continuano a ricevere da ogni parte d’Italia».
L’han chiesto in tanti, oramai. L’ha fatto la politica, l’han sottolineato gli esperti e gli psicologi, l’han ribadito i commentatori e gli opinionisti: ora arriva anche la vicinanza del papa. Ma cosa devono aspettare ancora questi due genitori che amano i loro bambini sopra ogni cosa, che soffrono a stare lontani da loro e che sono costretti a non stringerli a sé prima di andare a dormire da ben 267 notti, che hanno accettato ogni richiesta, hanno onorato ogni adempimento (i lavori al casolare partiranno a settembre, nel frattempo si sono trasferiti in una casa messa loro a disposizione dal Comune, hanno acconsentito a mandare i ragazzini a scuola e a farli vaccinare) pur di riunirsi una volta per tutte?