Prosegue la pubblicazione dei «Covid Files: i mediatori», il dossier riservato che ricostruisce la rete di professionisti, imprese e rapporti con la struttura commissariale emersa durante la pandemia. Al centro ci sono consulenze remunerate con percentuali sul valore delle commesse, contatti con funzionari pubblici, incontri nello studio di piazza Cairoli e testimonianze raccolte dalla Commissione Covid dopo l’archiviazione dell’inchiesta della Procura di Roma. Nelle puntate precedenti abbiamo raccontato i casi degli imprenditori Buini e Bianchi, le richieste di compensi legati agli affari, i controlli e le revoche di forniture seguiti ai loro rifiuti, e il caso Adaltis, con parcelle “a successo” del 10 e del 12%. Abbiamo poi ricostruito i rapporti tra Luca Di Donna, Giuseppe Conte e lo studio Alpa e la testimonianza della praticante Nicoletta Spaziani, passata da una lunga serie di «non ricordo» a una descrizione dettagliata del funzionamento degli acquisti della struttura commissariale.
La relazione presentata da Arcuri il 28 luglio in Commissione d’inchiesta sul Covid contiene anche un passaggio sugli avvocati Di Donna ed Esposito. In particolare, riguardo i fatti denunciati dall’imprenditore Giovanni Buini e il caso della Adaltis, vicende in cui né Arcuri, né il suo team – è bene ricordarlo – sono stati mai indagati.
Partiamo dal caso dei tamponi targati Adaltis. L’ex commissario straordinario afferma, in estrema sintesi, che la struttura commissariale si limitò ad avviare una trattativa con la società dopo la richiesta della Regione Sicilia (e di Sicilia e Lazio per la seconda fornitura) e che l’unico ruolo che ebbe fu quello di negoziare un prezzo più basso per i test molecolari offerti dall’azienda rispetto a quello proposto inizialmente.
Secondo questo ragionamento, quindi, le parcelle incassate da Di Donna ed Esposito da parte di Adaltis per le consulenze sulla partecipazione al bando, e i contatti dei due avvocati con l’utenza intestata ad Arcuri documentati dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma in quel periodo, non si potrebbero configurare come un’intermediazione perché la struttura del commissario su quegli acquisti non aveva voce in capitolo.
Alcune testimonianze raccolte dalla commissione di inchiesta sul Covid, però, fanno emergere una realtà diversa. «Mi risulta che siano giunte nella Regione Sicilia degli elenchi dei fornitori per la fornitura di tamponi. Secondo la mia opinione mentre durante la gestione Arcuri gli elenchi venivano redatti ed inviati senza tener conto di una completa e precisa analisi delle caratteristiche e dei macchinari a disposizione dei laboratori operanti in Regione, durante la gestione Figliuolo questo lavoro di analisi preventiva veniva effettuato, di conseguenza i fornitori individuati erano tarati alle esigenze della Regione Sicilia», riferisce in un verbale di sommarie informazioni, come persona informata sui fatti, la dottoressa Francesca Di Gaudio, consulente a titolo gratuito per il controllo qualità dei laboratori della Regione Sicilia. «Preciso – aggiunge - che le forniture avvenute sotto la gestione Figliuolo erano tutte caratterizzate dall’accompagnamento della scheda tecnica del prodotto, non ricordo se accadesse lo stesso durante la gestione Arcuri».
Insomma, un’affermazione che si discosta da quelle dall’ex commissario e cioè che erano le regioni a comunicare quali prodotti servivano e in quali quantità. Continua, infatti, la dottoressa Di Gaudio: «Posso dire che durante la gestione Arcuri a differenza della gestione Figliuolo il materiale ci veniva fornito senza una completa e preventiva verifica del fabbisogno e senza una completa attenzione in ordine alla logistica necessaria alla conservazione».
LA PROCEDURA
Dalle carte, inoltre, emerge almeno un’altra testimonianza sul fatto che era la struttura commissariale a comunicare ai fornitori il fabbisogno di test molecolari e in cui le
regioni venivano indicate come destinatarie con quantità e referenti solo a valle della procedura. Ma quindi siamo sicuri che il parametro del prezzo più basso sia quello corretto per inquadrare la vicenda degli acquisti dei tamponi? Dalle intercettazioni, infatti, emerge un altro elemento interessante: a giugno del 2021 la Adaltis, sempre affidandosi agli intermediari, attende l’arrivo di una nuova commessa. La società partecipa ad una gara per la fornitura di test molecolari alla Regione Sardegna. Ma la gara verrà annullata perché la Regione – siamo sotto la gestione commissariale di Figliuolo - sarà rifornita con circa 200mila test non impiegati e giacenti in altre
regioni.
Con Arcuri commissario, quindi, erano stati acquistati evidentemente test molecolari in eccesso rispetto a quelle che erano le reali esigenze se ad un anno di distanza c’erano ancora centinaia di migliaia di test rimasti inutilizzati nei depositi di alcune regioni. E allora, di fronte ad uno scenario di questo tipo, quanto è stato conveniente negoziare un prezzo più basso di qualche euro per un prodotto che poi resterà in giacenza nei magazzini?
Ancora, nelle intercettazioni tra il management dell’Adaltis si capisce che con l’arrivo del generale Figliuolo alla guida della struttura avviene un cambio di paradigma. A luglio del 2021, dopo aver incontrato per oltre due ore Di Donna e De Luca sempre nello studio di piazza Cairoli, Lorenzo Gragnaniello, responsabile commerciale della Adaltis telefonerà al manager Spadaccioli e riassumerà la situazione del mancato arrivo di ulteriori commesse così: «In realtà dice che stanno fermando tutto, cioè nel senso volendo dimostrare una discontinuità hanno fermato tutto quello che era diciamo il meccanismo».
CONFUSIONE DI DATE
Arcuri racconta la sua versione anche sulla denuncia dell’imprenditore Buini, presidente di Ares Safety, che ha fatto scattare le indagini della procura su Di Donna ed Esposito. «Il successivo 5 maggio Buini invia un’e-mail al sottoscritto proponendo una nuova offerta di mascherine chirurgiche, precisando che mi era stato presentato dal dott. Guido Bertolaso E come mai non cita né Di Donna né Esposito, con cui cinque giorni prima aveva stipulato un contratto e che avrebbero dovuto procurargli il contatto con la Struttura commissariale, ma cita Bertolaso?», si domanda Arcuri. Ma c’è una confusione di date nel suo racconto: il 30 aprile Buini fa un incontro conoscitivo con gli avvocati mentre proprio il 5 maggio firma il contratto per affidare dietro percentuale ai due avvocati una non ben specificata consulenza, per poi rescinderlo il giorno dopo perché percepito come una «tangente mascherata».
Infatti, il 6 maggio la struttura commissariale, lo conferma Arcuri, chiede a Buini di consegnare le prime 500mila mascherine. E poi il 7 maggio, il giorno in cui Buini rescinde il contratto con Di Donna e De Luca, con una pec la struttura comunica all’imprenditore di ritirare gli stessi dispositivi che aveva chiesto di consegnare in tutta fretta, per via dei controlli subiti il giorno prima. (continua / 9)