C'è un caso che scuote l'Italia intera. È quello che si sta verificando lungo la Statale 81 all'altezza di Fara Filiorum Petri, nell'arteria che collega Chieti e diversi centri pedemontani. Qui una donna a bordo della propria auto ha preso ben venti contravvenzioni elevate dalla Polizia locale, tutte nel mese di giugno. E dopo aver sborsato circa 800 euro, ha deciso di impugnarli dinanzi al Giudice di pace.
Il motivo? Come riporta Il Messaggero fino allo scorso 12 luglio quell'autovelox era semplicemente approvato dal Ministero delle infrastrutture e trasporti, mentre la norma prevede la sua omologazione che è arrivata dal Ministero in data 12 luglio. Nel ricorso si sostiene, in sostanza, che i verbali sono illegittimi perché l'articolo 142 del Codice della strada prevede che l'apparecchio che rileva l'eccesso di velocità debba essere omologato e non semplicemente approvato, tanto è vero che il Ministero traccia un apposito elenco di quelli omologati raccomandando ai Comuni di inserire nel verbale delle sanzioni elevate per eccesso di velocità anche il decreto di omologazione e ciò allo scopo di evitare inutili contenziosi.
Tradotto: l'autovelox in questione non era omologato. Ecco allora, è la tesi della donna, che i verbali emessi prima del 12 luglio sarebbero tutti impugnabili. Nel caso specifico, l'automobilista si era recata con una certa frequenza a casa del padre per fargli alcune iniezioni, e le violazioni del limite di velocità sono state sempre molto contenute. Il ricorso, dunque, potrebbe diventare addirittura una class action.