"Grazie per l'accoglienza, per il calore e soprattutto per la straordinaria determinazione con cui state ricostruendo il vostro futuro". Così sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo la sua visita ad Amatrice per le celebrazioni nel decimo anniversario del devastante terremoto che colpì il Centro Italia il 24 agosto del 2016. Durante la visita, la premier si è trattenuta a parlare con i cittadini presenti. Tra questi, un anziano si è commosso e le ha rivolto un saluto caloroso: "Ci hai onorato, è la gioia più grande che ho avuto nella mia vita".
La giornata, triste ed emozionante, è stata segnata dal monito di Sergio Mattarella a ripristinare "nel più breve tempo possibile" la normalità. La stessa Meloni ha rivendicato il "deciso cambio di passo" sulla ricostruzione dopo "troppi rinvii e false partenze". Poi dal cuore di Amatrice si è alzata la carezza all'anima del cardinale Matteo Zuppi, consapevole che "i ritardi" sono "insopportabili quando si è perso tutto" e convinto che dopo "dieci anni duri" ora "non interessano polemiche, ma l'impegno di tutti, a cominciare dallo Stato e dalle sue istituzioni, dalla Chiesa, dalla passione e dalla creatività di ognuno".
L'Italia dunque ricorda le vittime del sisma, una ferita che ancora per molti è una ferita mai sanata. Con le scosse proseguite fino agli inizi del 2017, il bilancio fu di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000 sfollati, come ricorda il capo dello Stato, indicando in questa "pagina drammatica della storia della Repubblica" un "monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio". È una storia che ha lasciato cicatrici nelle comunità al di là di quelle sul territorio. Da Arquata del Tronto ad Accumuli le comunità hanno vegliato nella memoria di chi rimase sotto le macerie quando alle 3.36 di quella notte drammatica la terra tremò.
Ad Amatrice c'è chi non ha gradito lo spostamento al pomeriggio della tradizionale celebrazione liturgica del mattino e così è va in scena una sorta di 'contro-messa' di protesta, in un paese silente per il lutto cittadino. Si anima nel pomeriggio, quando - dopo un sorvolo sulla zona rossa - atterra in elicottero Meloni. Prima tappa al parco Don Minozzi. Il clima è ben diverso da quello di qualche giorno fa a Taranto, con i fischi per la vicenda ex Ilva. All'ombra dei monti della Laga la attendono due ali di folla, alcune centinaia di persone. "Sono qui da tre ore", si tiene stretto il posto in prima fila un uomo brizzolato, pronto a fotografare la premier e urlarle frasi di incoraggiamento. Altri la applaudono. Poi il momento di raccoglimento per la deposizione di una corona di alloro Monumento alle vittime. In disparte, sotto un gazebo di legno, alcuni abitanti, sulle maglie le foto dei loro cari morti dieci anni fa. Ci saranno anche loro, poco dopo, all'incontro tra Meloni e i familiari delle vittime. Tutti riuniti in cerchio in una palestra. "Ci rivedremo", assicura alla fine la premier, per cui l'emozione "è stata grande ma è più grande l'impegno perché noi vogliamo soprattutto continuare a dare risposte". L'obiettivo è "vincere la sfida della rinascita dell'Appennino centrale".