Dig festival in scena dal 23 al 27 settembre. Ovvero “Documentari, inchieste, giornalismi” la rassegna, organizzata a Modena, che quest’anno per la sua 12esima edizione ha deciso di chiamarsi: Bella ciao. «Il nostro è un canto partigiano. È una chiamata alla resistenza, un invito a lasciarsi sedurre dal controcanto», leggiamo sul sito della manifestazione. Il direttore dell’evento, Alberto Nerazzini conduttore del programma 100 minuti su La7, alla richiesta del Resto del Carlino se la scelta del titolo non fosse divisivo risponde così. «Trovo sorprendente e al tempo stesso deprimente che nel 2026 si stia ancora a discutere di questo». Poi aggiunge «Bella ciao è un canto universale, adottato dal cuore e dalle menti di tante nazioni, va ben oltre la resistenza». Chiude con «poi, certo, rivendichiamo di essere una manifestazione antifascista che si richiama alla Costituzione».
Ora non bisogna, indubbiamente, essere dei segugi per rendersi conto che siamo davanti all’ennesima kermesse ideologizzata. «Parliamo di ben 880mila euro di fondi pubblici erogati da Regione e Comune a favore del Dig festival», commenta Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia in Emilia-Romagna, a seguito del deposito di un’interrogazione in Assemblea Legislativa per vederci chiaro sulla gestione dei fondi pubblici. «È inaccettabile che risorse così ingenti, che vedono la sola Regione impegnata per ben 150mila euro nel bilancio di quest’anno, vengano utilizzate per offrire palcoscenici unilaterali a figure fortemente controverse a livello internazionale, come la funzionaria Onu Francesca Albanese». Oltre alla relatrice speciale delle Nazioni Unite ci saranno una trentina di talk con ospiti come Anna Foa, il direttore de il Manifesto Andrea Fabozzi, Christian Raimo, la sorella Veronica Raimo, Wu Ming 1, Giorgio Mottola e Stefano Feltri tra i tanti giusto per darvi la dimensione della “varietà” di voci.
«Il danaro pubblico deve promuovere la cultura, il pluralismo reale e l’obiettività scientifica, non essere piegato a megafono della propaganda ideologica o di una precisa parte politica», conclude la Evangelisti. L’assessore regionale alla cultura, Gessica Allegni esponente del Pd, non ci sta. «Parliamo di una manifestazione di grande spessore culturale e che negli anni, anche grazie al lavoro fatto insieme alle istituzioni, ha saputo rilanciarsi, divenendo sempre più un evento di richiamo internazionale». Prova a rincarare la dose. «Si tratta di polemiche inutili e prive di fondati motivi. Non accettiamo - conclude - che si gettino ombre sui bandi di finanziamento, assolutamente trasparenti come sempre avviene in Regione Emilia-Romagna e che chiunque sia interessato può consultare.
Viene piuttosto il dubbio che si tratti di una crociata della destra contro il giornalismo d’inchiesta». Nulla da eccepire sul finanziamento, ma sulla pluralità ideologica le remore restano. A partire dal titolo.