"Dobbiamo opporci tutti". È una delle conversazioni agli atti dell'inchiesta della Procura di Ravenna per associazione a delinquere con al centro la rete di medici e psichiatri accusati di aver redatto falsi "certificati di non idoneità" per "contrastare" la detenzione degli "immigrati irregolari" dentro ai Centri di permanenza per il rimpatrio. In una chat del 12 luglio 2025 una dottoressa negli ospedali di Forlì e Cesena si rammaricava del fatto che un collega non fosse "più qui" a lavorare affermando che "è bello sapere che siamo in più zone diverse e in connessione per seminare qualcosa in questi tristi ingiustizie".Secondo gli investigatori della squadra mobile e dello Sco è questa una delle frasi che delinea un "contesto organizzativo ampio e ramificato". Secondo la Procura la "diffusività della 'campagna no Cpr'" non sarebbe espressione di un "mero pensiero politico-ideologico" legittimo ma funzionale al "blocco degli accompagnamenti nei Cpr".
Ciò sarebbe avvenuto sia attraverso i certificati di non idoneità rilasciati in assenza delle "patologie" indicate nella 'Direttiva Lamorgese', dal nome dell'ex ministra dell'Interno, ma anche attraverso "interventi propagandistici sui social", la "promozione di incontri in rete" per "pianificare" la "realizzazione dei falsi". In particolare sarebbero stati coinvolti "numerosi medici" nelle città di Ravenna, Rimini, Bologna, Ferrara, Roma, Matera, Bari, Biella, Livorno (molte delle quali sono porti di sbarco assegnati con frequenza negli ultimi anni, come Ravenna) e lo dimostrerebbe "l'utilizzo di un apposito modulo negli ospedali", predisposto dalla rete.Dottori "compiacenti" avrebbero messo a disposizione anche le proprie "competenze legali" coinvolgendo "avvocati" per ottenere una "mappatura dei certificati di non idoneità rilasciati su tutto il territorio nazionale" fra 2024 e 2026.
Proprio questo biennio si concentreranno le attività degli inquirenti nei prossimi mesi dopo le oltre 20 perquisizione domiciliari e informatiche eseguite mercoledì in tutta Italia. Il sequestro e le copie forensi effettuate sui dispositivi informatici sono finalizzati infatti ad acquisire "sms, chat e mail" oltre che i "registri delle chiamate in entrata e in uscita", file audio e video. Su questo materiale avverrà poi la "ricerca e l'estrazione dei dati" ma circoscrivendo le analisi all'arco temporale dal maggio 2024 all'agosto 2026, escludendo tutto ciò che non abbia a che fare con l'ipotesi di reato.