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Centocelle, la pista più vecchia del Titanic diventa un "playground"

di Marco Petrelli mercoledì 23 settembre 2026

3' di lettura

“Sono stati ultimati gli interventi di riqualificazione e rifunzionalizzazione della pista dell’ex aeroporto dove è stato realizzato un grande playground”: è quanto si apprende in una nota del Comune di Roma, in merito alla grande opera di riqualificazione del parco di Centocelle. Un’opera importante, certo, specie nell’ottica si sottrarla al degrado. Ciò che tuttavia desta perplessità è il perché proprio la pista storica abbia dovuto essere così, profondamente trasformata: infatti, pur conservata come tracciato fisico, ne è stata profondamente mutata la funzione e, soprattutto, la leggibilità storica.

Per noi appassionati del passato militare e del volo, Centocelle è “Itaca”: luogo di partenza e di ritorno, dopo un lunghissimo viaggio, della storia della nostra aeronautica. Quando fu fondato, Centocelle era il primo campo d’aviazione d’Italia. Oggi, quasi a chiudere simbolicamente il cerchio, all’ingresso dell’aeroporto svetta un F-104S/ASA in livrea del 9° Stormo “Francesco Baracca”: un aeroporto e un aereo, entrambi figli e icone del Novecento.

Quel primo campo di aviazione sarebbe poi diventato, nel 1923, uno dei luoghi simbolo della neonata Regia Aeronautica, della quale Centocelle fu il primo aeroporto, ricevendo la Bandiera di Guerra il 4 novembre 1923. Aeroporto “Francesco Baracca”, in onore dell’Asso degli Assi: un nome che l’infrastruttura conserva ancora oggi, malgrado abbia nel tempo cambiato destinazione d’uso.

Quella striscia, che d’ora in poi tutti chiameranno “playground”, ha 118 anni: realizzata nel 1908, nell’aprile-maggio del 1909 fu teatro dei 67 voli effettuati da Wilbur Wright, fratello maggiore di Orville, con cui aveva inventato l’aeroplano. Non solo: fu proprio a bordo del Model A che, sui cieli di Roma, venne realizzata quella che è considerata la prima ripresa cinematografica effettuata a bordo di un aeromobile.

Quanta storia per una “sola” pista! 

Più vecchia del Titanic, dunque, e già famosa nella storia dell’aviazione quando il transatlantico della Cunard salpò per il suo primo e ultimo viaggio. Su quella pista si sono addestrati i pionieri del volo italiano Mario Calderara (brevetto di volo n. 1) e Umberto Savoia. Da quella pista Arturo Ferrarin si lanciò nell’audace impresa del raid Roma-Tokyo, oggi ricordata dalla “spada nella roccia”: la katana donata agli aviatori italiani dal principe ereditario giapponese Hirohito e incastonata nel monumento che svetta nel sedime del “Francesco Baracca”.

Era il 1920 e di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, così come tanti sono stati i  cambiamenti che hanno coinvolto il “Francesco Baracca”: la seconda guerra mondiale, la ricostruzione, la riorganizzazione delle FF.AA. La pista è rimasta sempre lì, tacita testimone dell’avventura italiana nei cieli. Circa quarant’anni fa, parte dell’aeroporto è stata ceduta al Comune di Roma, pista compresa. Il grande parco di Roma Est l’ha conservata intatta sino ad oggi, nonostante l’area verde abbia subìto nel tempo situazioni di degrado cui si è cercato di porre rimedio grazie, anche, all’azione dell’attuale amministrazione.

Però (e il però è grande come una casa): perché il playground dei record doveva per forza trasformare così radicalmente la pista? E, visto che la stessa amministrazione capitolina ne riconosce il valore storico, perché non conservarla così com’era, invece di riproporla in una veste nuova e completamente diversa?

Una vicenda che ricorda l’episodio della Madonnina del Borghetto in Don Camillo monsignore... ma non troppo: abbattere un’edicola sacra per lasciare spazio alla Casa del Popolo. Nella pellicola di Carmine Gallone il cavo d’acciaio si spezza, salvando così l’edicola e spingendo tutti i presenti a inginocchiarsi in segno di devozione. Comunisti compresi.

Vero, nella finzione cinematografica tutto è possibile e, comunque, nessuno chiederebbe tanto alla giunta capitolina. Eccetto, forse, di non considerare patrimonio storico soltanto le ville romane, ma anche quei beni di archeologia industriale quali la “pista di Wright” e quella galleria ferroviaria incompiuta del progetto della ferrovia Roma-Fiuggi e del collegamento verso Centocelle, comunemente chiamata “Metro Mussolini”.

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