La "sequenza traumatica" si è protratta "per decine di minuti" e "l'intervallo fra le prime lesioni e la morte è più verosimilmente definibile nell'ordine di alcune decine di minuti, prudentemente non inferiore a circa 15-30 minuti e plausibilmente compreso fra 30 e 60 minuti, pur non essendo scientificamente definibile con maggiore precisione". Lo scrivono i consulenti della Procura di Pavia, Cristina Cattaneo e Biagio Eugenio Leone, nella nuova relazione depositata con la chiusura definitiva dell'inchiesta su Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco.
Un dato, quello sull'intervallo "cronologico" tra l'inizio dell'aggressione e la morte, che, assieme alla "forchetta temporale già indicata" nella precedente consulenza, secondo investigatori e inquirenti, toglierebbe Stasi dalla scena del crimine, dato che la 'sua' finestra temporale per il delitto era compresa tra le 9.12 e le 9.36 di quel 13 agosto 2007. Non compatibile, secondo la Procura, con quelle "decine di minuti", tra inizio aggressione e morte, ora indicate.
La nuova consulenza conferma anche "la presenza di lesioni da difesa", ossia la 26enne ha cercato di resistere finché ha potuto. Per questo gli esperti parlano di "colluttazione" e di una azione "aggressiva protrattasi nel tempo". In più, a loro dire, "non emerge alcun elemento di discordanza tra la dinamica ricostruita dai Ris del colonnello Berti, in particolare con riferimento agli spostamenti della vittima, e i dati medico-legali". Anzi, le nuove analisi la "rafforzano".
Infine, affrontano anche il capitolo della scarpa taglia 42 che lasciò l'ormai nota impronta del killer e chiariscono "sotto un profilo medico" che "un incremento ponderale nel tempo può aumentare significativamente larghezza e volume del piede".