Non se ne fanno una ragione Ilaria Fontana (deputata del Movimento 5 Stelle ed ex sottosegretaria al ministero della Transizione Ecologica durante il governo Draghi) e l’ex ministro dell’Ambiente anch’egli grillino, Sergio Costa con l’esecutivo Conte (oggi è vicepresidente di Montecitorio). Attaccano il governo Meloni che non ridurrebbe i contributi ambientali dannosi, i famigerati Sad (Sussidi ambientali dannosi). Peccato che sia vero esattamente il contrario (e peccato che tagliando i Sad lievita di pari passo il costo dei carburanti). Basterebbe prendersi la briga di leggere l’VIII edizione del “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli, con la relativa Relazione che è stata trasmessa alle Camere e al Cite”. Ma si vede che a Palazzo Madama fanno prima a scrivere altisonanti Ordini del giorno (9/3118/20) che a leggersi i report statistici.
CONTRIBUTI RIDOTTI DEL 7,8%
Ecco allora una sintesi. Nel 2025 i sussidi ambientalmente dannosi (Sad) sono diminuiti di circa 1,3 miliardi di euro. Ma non basta. È la prima volta da quando vengono censiti. Secondo l’ultima edizione del “Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e ambientalmente favorevoli, pubblicata a fine luglio dal ministero dell’Ambiente (Mase), nel 2025 i Sad si attestano a 22,4 miliardi di euro, il 5,9% in meno dell’anno precedente e circa 2 miliardi (-7,8%) rispetto al picco del 2022. Se poi si volesse tenere conto pure del ricarico dell’inflazione, il calo reale è del 7,2% rispetto al 2024 e del 14,5% rispetto al 2022. Per completezza di notizia c’è da dire che il Catalogo opta per una definizione molto ampia di Sad: “Incentivi, agevolazioni, finanziamenti agevolati ed esenzioni da tributi direttamente finalizzati alla tutela dell’ambiente”, incluse le agevolazioni che “emerge implicitamente da una determinata differenziazione del livello di tassazione e che favorire l’adozione di tecnologie o combustibili più o meno inquinanti”. Forse complica l’immediata comprensione la storia degli “aggiustamenti metodologici”.
Per mettersi a riparo dalle diverse versioni basterebbe tenere conto come scrupolosamente già riportato a fine luglio da un illuminante articolo pubblicato da Il Foglio nel 2020 il valore dei Sad era pari 21,6 miliardi. Nel 2021 i contributi sono scesi a 19,2. L’anno successivo, nel 2022, a 18 miliardi e spiccioli. Nel 2023 a 17,4. Trend chiaro: erano in aumento, ora sono in calo. A valori 2025 il prossimo anno la riduzione è stimata a 2,5 miliardi. Il governo Meloni, contestato dal centro sinistra per un ipotetico disinteresse ai temi ambientali, è in realtà l’unico ad aver ridotto i Sad. Sfogliando i dati del Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e di quelli favorevoli (Saf), e la Relazione che è stata trasmessa alle Camere e al Cite a fine luglio, salta fuori che l’esecutivo ha tagliato i contributi cattivi (Sad) e triplicato quelli “buoni” (Saf).
Anzi. Il quadro tra il 2020 e il 2025 dimostra che i Sussidi ambientalmente dannosi (Sad) sono in calo a 22,38 miliardi di euro l’anno (erano 24.285,6 miliardi nel picco del 2022 di cui 20,6 miliardi legati ai sussidi alle fonti fossili, Ffs), arrivando quasi alla quota dei sussidi incerti (Sai, 22 miliardi di euro), mentre i sussidi ambientalmente favorevoli (Saf) raggiungono quota di 82,5 miliardi euro (23,7 stimati nel 2020).
PARADOSSI AMBIENTALISTI
Dall’altro lato, i leader del centrosinistra – che accusano Giorgia Meloni di negazionismo climatico e continuano a chiedere il taglio dei Sad – in pratica si sono sempre opposti a interventi del genere. Per esempio, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti disponeva l’allineamento delle accise, eliminando uno dei Sad più pesanti Elly Schlein, Giuseppe Conte e Angelo Bonelli lo accusavano di gonfiare i prezzi dei carburanti. Insomma, la sinistra invoca l’abbattimento dei Sad, salvo opporsi ogni volta che lo si fa; mentre non ne rivendica il merito come «risultato ambientale».
Lievitano intanto gli impianti coinvolti con la scelta di Tamoil, che ha deciso di aderire ai prezzi calmierati (11.500 in totale sui 21mila attivi) per ora. Questa mattina si terrà una riunione della task force Ue sull’energia (Commissione e i 27 Stati membri) per coordinare le politiche energetiche. Livello di allerta elevato se anche Telepass ha lanciato un nuovo servizio (“Paga a Rate”) con il quale i clienti potranno dividere in tre tranche le spese di importo superiore a 10 euro nelle stazioni convenzionate.