Doveva essere un corso di formazione per giornalisti. Ne è uscito, invece, un piccolo congresso del conformismo benpensante. L’incontro organizzato la scorsa settimana dall’Ordine dei giornalisti del Lazio si presentava con tutti i crismi del caso: studio, approfondimento e confronto. È bastato grattare appena la superficie istituzionale perché comparisse il copione di sempre: perbenismo d’ordinanza, pacifismo a senso unico e una robusta dose di militanza pro palestinese. Più che un luogo deputato al confronto tra giornalisti, il corso ha finito così per assomigliare all’ennesimo salotto ideologico in cui il pluralismo viene celebrato a parole, purché nessuno abbia la cattiva educazione di praticarlo davvero.
Per sfortuna degli organizzatori, però, in sala c’era anche la giornalista Ludovica Iacovacci. E, a differenza di altri, aveva deciso di fare il mestiere per cui quel corso, almeno sulla carta, avrebbe dovuto formare i presenti: osservare, prendere nota e raccontare. Lo ha fatto in un lungo articolo pubblicato su Bet Magazine - Mosaico, organo di informazione della Comunità ebraica di Milano, mettendo nero su bianco quanto accaduto durante l’incontro. Il risultato? Un polverone mediatico tutt’altro che trascurabile e una vetrina pubblica che, con ogni probabilità, gli organizzatori avrebbero volentieri evitato. «Pensavo di andare a formarmi in un corso per giornalisti», racconta Iacovacci a Libero. «Lo slogan recitava, “Antisemitismo: dalla sua definizione alla legge”. Mi aspettavo dunque che, oltre a trattare il tanto discusso Ddl, si approfondisse anche il tema dell’antisemitismo: come riconoscerlo, combatterlo e narrarlo, invece è stato un comizio. Il corso si è schierato apertamente contro lo Stato d’Israele e il ddl antisemitismo, senza offrire neanche una voce di contraddittorio».
La prima relatrice è stata la giornalista freelance Ludovica Jona, che ha messo in discussione il Rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia nel 2025 del Cdec(Fondazione Centro Di Documentazione Ebraica Contemporanea). Ironico, no? Chi ha sempre preso per buone le stime di vittime pubblicate dal Ministero della Salute di Gaza (alias Hamas), esamina sotto la lente d’ingrandimento i numeri riportati dal Cdec. Meglio che andiamo avanti. Il secondo relatore si chiama Matteo Pucciarelli, giornalista di Repubblica. Lui ha messo subito le mani avanti: sono contro il ddl antisemitismo, ma non sono antisemita. Menomale.
Segue Nicola Perugini, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Edimburgo, che ha immediatamente citato il film Naza per capire come è stata distrutta Gaza. Il quarto intervento è stato quello di Riccardo Cucchi, giornalista sportivo, che ha lucidamente dichiarato: «L’esistenza di Israele è un’impresa nazista». Poesia.
La ciliegina sulla torta è poi arrivata con Anneliese Baldaccini di Amnesty International, nota organizzazione antisraeliana. L’ultimo giornalista intervenuto è Nico Piro, del Tg3, che si vanta di avere quattro denunce all’Ordine dei giornalisti per le sue posizioni contro Israele. «Mi ha colpito molto il clima compatto», racconta Iacovacci. «La maggioranza del pubblico sembrava avere le stesse posizioni dei relatori. A volte sono scoppiati applausi e risate. Ad esempio, alcuni si sono messi a ridere quando Riccardo Cucchi ha riportato le parole del presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, quando diceva che il clima che gli ebrei respirano oggi, ricorda quello del 1938".
La demonizzazione di Israele è stata totale. "Si è parlato apertamente di genocidio compiuto contro il popolo palestinese e di apartheid", rivela la giornalista. "Le due parole preferite del comizio: genocidio e apartheid a ruota libera. È stato un incontro lunghissimo che non ha voluto dimostrare una tesi, ma distruggere un disegno di legge. Sei relatori si sono susseguiti l'un l'altro, ma tutti la pensavano esattamente allo stesso modo. Mancava una voce contrastante che avrebbe potuto arricchire il confronto". Dopo la pubblicazione dell'articolo, sono arrivate alla redazione del Bet Magazine rettifiche su rettifiche da parte dei partecipanti al comizio. Una meno convincente dell'altra. "Da parte nostra, ribadiamo il nostro sostegno a Ludovica Iacovacci e riteniamo che il suo lavoro sia stato onesto nella forma e nella sostanza. Questo giornale continuerà a riportare tutto quanto concerne la vita ebraica in Italia (e non solo) senza farsi intimidire da alcuno", ha dichiarato la direzione del Bet Magazine. "Ringrazio l'intera redazione per aver difeso e onorato il mio lavoro", conclude Iacovacci. "Continuerò sempre a battermi per la verità".