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«Chista fimmina è!», l’avvocata dei pentiti racconta trent’anni di mafia

Il libro sarà presentato dall'autrice Civita Di Russo e dal sostituto procuratore presso la Corte di Cassazione, Assunta Cocomello
di Susanna Barberini sabato 10 ottobre 2026

2' di lettura

«Chista fimmina è!». Fu questa la reazione del primo collaboratore di giustizia affidato a Civita Di Russo quando vide arrivare la giovane avvocata che avrebbe dovuto difenderlo. L’uomo, legato alla mafia di Caltanissetta, si aspettava un difensore maschio. Lei chiese di parlargli da sola e lo convinse al grande passo: lo ha assistito per trent’anni e alla fine, il pentito ha ammesso che gli aveva salvato la vita. Di Russo era entrata nel mondo dei pentiti quasi per caso negli anni delle stragi di Falcone e Borsellino. A Rebibbia c’era un processo per mafia con sessanta imputati e un pubblico ministero le propose di assisterne uno. Da allora ha trascorso gran parte della sua vita professionale fra carceri, aule bunker e processi, affrontando anche minacce e periodi sotto scorta. Oggi è vicecapo di gabinetto vicario del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e ha raccontato la sua esperienza in «Indomita. La mia battaglia contro le mafie», pubblicato da Castelvecchi nel 2025. Il libro ripercorre il rapporto dell’avvocata con collaboratori e testimoni di giustizia, comprese le famiglie che hanno condiviso le conseguenze della loro scelta.

Tra i suoi assistiti c’erano persone che confessavano omicidi. Una sola volta Di Russo rinunciò alla difesa: durante un interrogatorio a Palermo, un pentito raccontò di aver tenuto per mesi in casa Giuseppe Di Matteo, dodicenne rapito da Cosa nostra per costringere il padre a ritrattare sulla strage di Capaci. L’uomo aveva assistito all’uccisione del bambino - strangolato e poi sciolto nell'acido - senza intervenire. L’avvocata spiegò che non se la sentiva di chiedere per quell’uomo lo sconto di pena previsto per chi collabora con la giustizia. Per Antonio Valerio, pentito del processo Aemilia, Di Russo chiese nel 2018 invece la riduzione della misura massima perché l'uomo aveva ricostruito le attività della ’ndrangheta in Emilia contribuendo in maniera significativa all'individuazione dei boss. L’avvocata ha assistito anche Salvatore Cucuzza, già capo del mandamento di Porta Nuova che confessò di aver partecipato all’omicidio di Pio La Torre, e Mattia Pulicanò, ex affiliato alla cosca Lanzino-Ruà-Patitucci, che testimoniò sui presunti favori ai detenuti nel carcere di Cosenza.

Tra le donne che ha difeso, la Di Russo ricorda una collaboratrice che faceva uscire dal carcere i messaggi di un boss detenuto al 41 bis. Decise di parlare con lei dopo aver scoperto il tradimento del compagno e lasciò i figli con il padre. Ma nel libro trovano spazio anche la maternità dell’autrice e la solitudine di un mestiere che le impediva di condividere molti aspetti delle proprie giornate.
La presentazione del libro è in programma martedì 13 ottobre alle 18 al Circolo Canottieri Aniene di Roma (Lungotevere dell’Acqua Acetosa 119). Con l’autrice interverrà Assunta Cocomello, sostituto procuratore presso la Corte di Cassazione. A moderare sarà la giornalista Valeria D’Onofrio.

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