Va bene la libertà religiosa. Va bene quella di culto. Ma qua stiamo andando un po’ oltre. Provateci voi ad andare nei Paesi arabi, a stendervi per strada e inginocchiarvi per pregare, e poi vedete se non vi rispediscono indietro. E va bene ti risponderanno. Noi non siamo come loro. Noi abbiamo la democrazia. Noi abbiamo compiuto quel famoso salto culturale. E proprio per questo, infatti, ora non possiamo tornare indietro. Perché bloccare le strade per cinque ore per invocare Allah, francamente sembra un po’ troppo. Così come accettare che nel nostro Paese si chiedano mille euro per pregare.
Accade a Civitavecchia. Comune a nord ovest di Roma, guidato dal cosiddetto “Campo largo”, che ora pare sempre più stretto. Il sindaco Marco Piendibene è un esponente del Pd.
AUTORIZZAZIONI
Ripercorriamo un attimo i fatti perché ne vale la pena. Qui negli ultimi mesi è andata in scena la preghiera libera, con i musulmani che hanno letteralmente invaso le strade della città.
La prima volta è accaduto il 20 marzo 2026. Capi chini. Uomini genuflessi. Teli e tappeti sdraiati tranquillamente lungo via Granari, che hanno di fatto bloccato la strada. Dalle sette del mattino a mezzogiorno. Una residente, Maria Cristina Caprio, ha mandato una pec in Comune per sapere se vi fosse una qualche ordinanza concernente «la chiusura al traffico, la limitazione della circolazione e l’occupazione di suolo pubblico». Ma alla pec, ci dice la Caprio, «il Comune non ha mai risposto».
Lo stesso copione, scenografico per carità, con tutti questi musulmani coi teli colorati, intenti a pregare accanto alle auto, è andato in scena il 27 maggio scorso. Solo che qui l’ordinanza, vergata dal Comune di Civitavecchia è arrivata. Ed è del 20 maggio scorso e ha come oggetto la “Festività del Ramadan Eid al-Adha 2026”. L’ordinanza lascia un po’ basiti. «L’istanza di interdizione al traffico veicolare» è stata chiesta - della serie padroni a casa nostra - proprio dal «presidente dell’associazione-comunità Iqrah», e in seguito a questa, scrive il Comune, «si rende necessario adottare gli opportuni provvedimenti per la disciplina del traffico veicolare, istituendo la sosta vietata con rimozione in via Granari, nonché l’interdizione veicolare dalle 7 alle 10.30 del giorno 27 maggio». Che tradotto vuol dire che se parcheggi l’auto per andare a lavorare, impedendo ai musulmani di pregare, ti fanno la multa. Ma le notizie non sono ancora finite. Un volantino giunto in possesso a Libero mostra una raccolta fondi per l’acquisto di una moschea. “Pianificazione dell’acquisto di Iqrah jame Masjid (Civitavecchia Rm) Italia”, c’è scritto. Dove un posto - udite, udite - ossia “il prezzo per preghiera è fissato a solo 1000 euro”. Solo, appunto. Il “prezzo totale di acquisto del sito della moschea” invece è di 120mila euro. Un volantino pubblicato a marzo 2026, e ora fatto sparito dalla rete. Ma per il centro islamico di via Granari, rivelano fonti a Libero, c’è una segnalazione alla polizia locale e al Comune di «presunto abuso edilizio», di cui noi siamo in possesso, e del «cambio di destinazione d’uso del locale». Dove si trova appunto la sede dell’associazione “culturale” denominata “Centro islamico Iqrah”.
IL CASO DI MESTRE Di raccolte fondi abbastanza ombrose vi avevamo già parlato in merito all’associazione di Mestre che chiedeva fondi per la costruzione della moschea di via Giustizia. A cui era giunto il niet del sindaco di Venezia. Ecco qui, l’associazione Giovani per l’umanità, chiedeva “cinquecento euro per un metro quadro di moschea e Allah ti costruisce un posto in Paradiso”.
Noi di Libero avevamo svelato che l’associazione non aveva mai pubblicato i bilanci. L’europarlamentare in quota Lega, Anna Maria Cisint (ex sindaco di Monfalcone), era intervenuta con un esposto alla Guardia di Finanza. E la Regione Veneto aveva diffidato l’associazione a pubblicare i bilanci stessi entro un mese. Era il 31 agosto scorso. Nel momento in cui scriviamo è il 10 ottobre. E a oggi niente, a meno che non siano stati pubblicati stanotte.
Cosa che fatichiamo a credere.