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Allarme dei servizi segreti sul tribunale islamico di Padova

di Simone Di Meo lunedì 12 ottobre 2026

3' di lettura

La Sharia cerca spazio nella giustizia privata italiana. E a Padova c’è già chi ha scritto le regole per applicarla. In via Armistizio 13, si trova la sede della Camera arbitrale islamica, un’associazione che – spiegano i promotori – punta a risolvere le controversie della comunità musulmana nazionale attraverso decisioni ispirate al diritto islamico. Ha uno statuto, un regolamento e arbitri incaricati di pronunciare lodi vincolanti per chi accetta di sottoporsi al loro giudizio. Una attività inedita alle nostre latitudini che, secondo quanto risulta a Libero, ha incuriosito la comunità dell’intelligence che avrebbe iniziato a studiare il fenomeno rapportandolo ad altre realtà presenti in Europa rilevandone, subito, alcune importanti differenze.

In Francia, ad esempio, il consiglio di conciliazione islamica appartiene alla rete ismailita, mentre in Germania il Qaza fa riferimento alla comunità Ahmadiyya. Sono organismi rivolti a gruppi religiosi specifici. In Spagna, ancora, un comitato nato nel 2010 proponeva la mediazione fra associazioni musulmane, ma dopo qualche tempo se ne sono perse le tracce.

Padova, invece, ha questa particolarità: si rivolge all’intera comunità islamica italiana, senza distinzioni fra correnti, una specie di “Umma” in sedicesimi. Una platea potenziale stimata in circa tre milioni di musulmani, una forza sociale, economica e politica che non può lasciare indifferenti. Questo non significa che la Camera le rappresenti già tutte, tant’è che l’Ucoii ha già preso le distanze dall’iniziativa, ma l’ambizione esiste e bisogna fare i conti con quello che potrebbe rappresentare un ingombrante centro di potere e di interessi – esposto peraltro alle influenze delle potenze straniere mediorientali – piazzato nel cuore del nostro sistema politico e giudiziario.

La differenza col resto d’Europa, inoltre, riguarda anche le regole applicate. L’articolo 3 del regolamento prevede che gli arbitri, quando decidono secondo diritto, seguano i precetti islamici comuni agli ordinamenti musulmani. Se i contendenti condividono la cittadinanza di uno Stato che recepisce la Sharia, viene adottata l’interpretazione di quel paese. Il diritto italiano interviene sulle questioni non disciplinate dalle norme religiose, ma non è chiaro chi dovrebbe poi rivolgersi a un tribunale tricolore dopo aver attivato quello islamico.

Ancora più delicato è l’articolo 30. Su richiesta di una parte, gli arbitri possono autorizzare l’invio del lodo alle associazioni islamiche del territorio in cui vive il soccombente, trasformando così Padova in una sorta di Cassazione islamica avente valore legale e cogente su tutt’Italia. La decisione può essere per di più pubblicata su bollettini e periodici, a spese di chi perde. E ancora: diversi consigli religiosi europei privilegiano la conciliazione. Padova disciplina invece l’arbitrato rituale, che può produrre decisioni vincolanti. Il rischio maggiore riguarda matrimoni, divorzi e patrimoni. Applicare la Sharia a queste controversie potrebbe entrare in conflitto con i diritti individuali.

La Francia ha già affrontato una questione simile a Mayotte, dove i cadì esercitavano funzioni giudiziarie pubbliche su materie personali. Parigi tuttavia li abolì nel 2010 dopo le critiche alle disparità di trattamento e alle insufficienti garanzie processuali. Era un sistema diverso da quello padovano, ma il rischio che si corre è più o meno lo stesso: chi tutela i più deboli come donne e bambini? Ad oggi, a Padova, sembrano non esserci liti pendenti o lodi emessi da arbitri col turbante ma, intanto, la Procura ha aperto un fascicolo senza indagati né ipotesi di reato per accertare l'eventuale costituzione di una sorta di giustizia parallela.

Il problema nascerà se una decisione religiosa, accettata formalmente dalle parti, finirà per diventare uno strumento di pressione all’interno della comunità islamica.
Per dirne una: che cosa succederebbe se una famiglia decidesse di rivolgersi al tribunale musulmano per imporre alla figlia di abbandonare costumi e condotte occidentali? La storia della povera Saman non ha insegnato nulla?

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