Il mistero del dna di Chiara Poggi sui pedali della bici di Alberto Stasi ha tenuto banco a Porta a Porta, la trasmissione condotta da Bruno Vespa su Rai 1. A far discutere, negli ultimi giorni, la presunta assenza di tracce della vittima sulla famosa bici dopo la rivelazione degli esiti negativi dei test che non sarebbero stati inseriti nel fascicolo che all’epoca portò all’arresto di Stasi. Nello studio di Vespa un forte dibattito si è acceso tra Luciano Garofano, ex generale nonché comandante dei Ris di Parma nel 2007, anno del delitto di Garlasco, e il genetista Pasquale Linarello, consulente di parte di Stasi.
Parlando dei test, Garofano ha spiegato i passaggi che hanno portato alla decisione di non comunicare gli esiti, sottolineando che il capitano Marino dopo l’Optitest avrebbe deciso di “non sprecare ulteriore materiale per un test che non avrebbe fatto la differenza”. E poi: “Lo doveva scrivere, lo poteva scrivere probabilmente, ma non è stato nascosto niente e la prova è che si ritrova tutto in quel fascicolo e quindi nulla è stato nascosto”. “Come mai non è stato comunicato l’esito del test?”, lo ha incalzato la criminologa e psicologa Flaminia Bolzan, con Garofano che ha replicato che “il test non aveva nessun valore”.
Garlasco, l'assist di Sempio a Stasi: "I nuovi accertamenti forse anche a suo vantaggio"
"I nostri nuovi accertamenti forse possono andare anche a vantaggio di Alberto Stasi. Non diciamo 'salviamo il ...A quel punto a perdere la pazienza è stato il genetista Linarello, che ha alzato i toni. “Non alzi la voce dottor Linarello, io sono stato gentile”, ha detto Garofano. “Quel fascicolo recuperato dai carabinieri di Moscova a Parma, il fascicolo cartaceo, è ricco di elementi, quindi non è finita ancora - ha riferito il genetista -. Recuperiamo tantissime informazioni, portiamo evidenza e poi sarà la procura ad accertare. Forse qualcuno non ha notato determinate cose, mi fa piacere che le sia tornata la memoria. Non ha però il fascicolo sottomano, quindi la invito alla prudenza”. Esternazioni che Garofano ha definito come “minacce”.




