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Garlasco, i "pizzini" della pm a Garofano: la pista sul Dna di Stasi

giovedì 15 ottobre 2026
Garlasco, i "pizzini" della pm a Garofano: la pista sul Dna di Stasi

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Nelle carte del Ris c'è un documento che collega due figure chiave della vicenda Garlasco: la magistrata che sostenne la condanna di Alberto Stasi e l'ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano. Si tratta di un manoscritto datato 13 novembre 2011 e firmato dalla sostituta procuratrice generale Laura Barbaini. La sua grafia, secondo gli accertamenti, sarebbe coerente con quella dei post-it applicati sulla copia degli atti secretati della prima indagine su Andrea Sempio, poi archiviata. Quegli atti, in modo illecito, erano finiti nelle mani di Garofano.

Come riporta Il Giornale, l'elemento entra nel fascicolo della Procura di Pavia sulla corruzione in atti giudiziari, che coinvolge almeno nove persone. Tra loro Andrea e Giuseppe Sempio, i legali che li assistevano all'epoca e alcuni esponenti della polizia giudiziaria, tra cui il luogotenente Silvio Sapone. Per l'accusa, i contanti usciti dai conti della famiglia Sempio sarebbero serviti a ottenere l'archiviazione. A questo si aggiunge il lavoro dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, che avrebbero ricostruito il percorso dei documenti riservati: usciti dalla stanza della Barbaini, sarebbero approdati sulla scrivania del generale.

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Gli inquirenti guardano soprattutto a due posizioni. La prima è quella della Barbaini, che si sarebbe adoperata per mantenere Stasi legato alle responsabilità del delitto di Chiara Poggi, sia nel 2016, durante la prima inchiesta su Sempio chiusa con l'archiviazione, sia dopo l'avvio della nuova indagine. Secondo l'accusa avrebbe agito in sintonia con i legali della famiglia Poggi e di fatto anche con la difesa di Sempio.

La seconda è quella di Garofano, all'epoca a capo del Ris di Parma. È sotto osservazione per avere, presumibilmente, nascosto insieme all'allora capitano Alberto Marino due controanalisi genetiche e il test sul sangue, tutti con esito negativo, che indebolirebbero uno dei pilastri su cui poggia la condanna di Stasi. Il generale non ha mai lasciato il campo: negli ultimi diciotto mesi ha difeso pubblicamente il lavoro del Ris e ha anche assunto il ruolo di consulente di Sempio.

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Proprio su questo passaggio si era soffermato Civardi durante l'interrogatorio di Sempio. "Ora - aveva detto -, non mi interessa capire come sia possibile che il comandante dell’organo di Pg, che aveva curato le investigazioni scientifiche, si fosse trasformato nel silente consulente della difesa di un nuovo indagato, né interessa ricostruire la regia che abbia suggerito a Sempio di conferire incarico a persona di così alto standing, quale il generale Garofano". Da quel momento, però, è esploso lo scandalo del presunto depistaggio.

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