"Mi auguro di non arrivare al vero e proprio processo. Da un lato sono contento che finalmente sia stata chiusa l'indagine. Il fatto che ci sia una richiesta di rinvio a giudizio ce lo aspettiamo": Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia per il delitto di Garlasco, lo ha detto in un'intervista a SkyTg24. Nei giorni scorsi, la notizia della chiusura delle indagini da parte della Procura e il rischio per il 38enne, amico del fratello della vittima Chiara Poggi, di andare a processo. A tal proposito, però, Sempio ha detto: "Spero di andare in fretta in aula, quantomeno in udienza preliminare, perché almeno lì potremmo discutere di tutto e magari spiegare tutto. Mi auguro di riuscire a concludere tutto in udienza preliminare. Preferirei affrontarla subito invece che stare in ballo altri tre anni".
Scendendo nel dettaglio delle indagini, ha aggiunto: "Secondo me l'impronta 33 non è attribuibile né a me né a nessuno. Anche volendola attribuire ad Andrea Sempio, è su un tratto del muro in cui altre persone hanno lasciato l'impronta della mano, perché semplicemente ci si appoggiava scendendo le scale. Sull'impronta 33 ci sentiamo abbastanza sicuri". Secondo quanto si apprende, i suoi legali depositeranno domani le ultime consulenze in vista della scadenza dei termini, prevista per il 18 ottobre. "Noi escludiamo che sia la mia: quelle minuzie non le troviamo, né le mie né abbastanza minuzie in generale per attribuirle a qualcuno - ha proseguito Sempio -. Crediamo di poter dimostrare che non fosse un'impronta insanguinata". Tra l'altro "da quando ho 17-18 anni ho sempre avuto il 44. Su quell'impronta ci sentiamo molto forti perché abbiamo fatto esami finora mai fatti, con un tecnico calzaturiero che ha lavorato sul modello di scarpa attribuito all'assassino. Abbiamo coinvolto anche un esperto di un settore diverso: hanno lavorato alla cieca, senza essere in contatto tra loro, e sono arrivati allo stesso risultato".
Garlasco, l'assist di Sempio a Stasi: "I nuovi accertamenti forse anche a suo vantaggio"
"I nostri nuovi accertamenti forse possono andare anche a vantaggio di Alberto Stasi. Non diciamo 'salviamo il ...Infine, ha rivelato: "Mi sarebbe piaciuto incontrare" la famiglia di Chiara Poggi, "ma capisco che al momento non è il caso. Credo che la loro posizione, a livello emotivo, sia forse anche peggiore della mia: hanno affrontato anni e anni di processi e hanno perso una figlia". Sulla sua situazione emotiva, invece, ha detto: "La parte più brutta è l’attesa, perché la gente non capisce che finché sei in questa situazione la vita è realmente sospesa. Adesso non sto lavorando, ma capisco le difficoltà di cercare un nuovo lavoro, di rifarti una vita, con un processo in corso, perché sei sempre quella persona al centro di tutto".




