In tutta Italia gli studenti sono scesi in strada in occasione delle proteste sul clima e contro lo stato precario degli istituti scolastici. In diverse città le manifestazioni sono sfociate in violenze e scontri con la polizia. Nulla di nuovo, purtroppo. Così come non erano una novità le tantissime bandiere della Palestina, presenti ormai in qualsiasi manifestazione indipendentemente dal tema delle proteste. Una novità però c'era: a Pisa alcuni studenti hanno sventolato la bandiera - udite, udite - della Corea del Nord.
Ebbene sì. Uno delle dittature più oppressive al mondo è diventata, incomprensibilmente, un simbolo della movimentazione studentesca. L'ennesima dimostrazione che del clima, della scuola e di qualsiasi altra tematica per la quale si decide di scendere in strada, in realtà, ai giovani di sinistra, importa poco o nulla. In piazza si va per saltare la scuola, per spaccare qualche vetrina o, al massimo, come in questo caso, per sventolare un simbolo ideologico.
Non possono mai mancare, poi, gli scontri con le forze dell'ordine. A Roma un gruppo di ragazzi a volto coperto ha lanciato bottiglie e bombe carta contro la polizia e utilizzato estintori. A Torino alcuni manifestanti hanno lanciato sassi e torce di segnalazione verso gli agenti, urlando: "Questa è la Prefettura, quella che non ci voleva far arrivare qua in piazza". Le forze dell'ordine hanno risposto mettendo in azione gli idranti e con alcuni lacrimogeni, mentre dalla piazza si leva il coro "Tout le monde déteste la police". Violenze sono state registrate anche a Verona, dove alcuni cassonetti sono stati incendiati.
"Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola, ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico", ha detto il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Anche i parlamentari liguri di Fratelli d'Italia hanno rilasciato una nota: "Le foto del presidente del Consiglio e di un ministro della Repubblica a testa in giù devono preoccupare tutti perché sono un attacco alla democrazia e slogan come 'uccidere un fascista non è un reato' ci riportano ad un passato che vogliamo rimanga tale".