È evidente che questi giovani le lezioni di storia devono averle seguite mentre dormivano o chattavano su Telegram, altrimenti non si spiega questa ossessione per l’immaginario ritorno al fascismo. Ma prima di addentrarci in questo frullatore di pensieri sconnessi, un piccolissimo riepilogo. Sabato 24 ottobre erano previste manifestazioni in tutta Italia, “aizzate” dal Movimento 17 Ottobre. Ma a poche ore dai ritrovi, Youssef Siher, il regista occulto di tale movimento, viene fermato. Il flusso del profilo Instagram di M1710, giunto a 49.900 followers, e che sarebbe stato gestito dallo stesso Siher, si interrompe. Niente più storie, niente più condivisioni. L’ultimo post risale a due giorni fa dove si vede l’immagine di alcuni poliziotti che avanzano con gli scudi e sopra la scritta: “L’Italia è uno stato fondato sulla repressione”. La didascalia del post vede menzionato Massimo Ranieri bisognerebbe chiedergli se sia d’accordo - indicando la sua canzone “Se bruciasse la città”, la colonna sonora della rivoluzione.
Il gruppo Telegram invece, che conta 9329 membri, dopo aver cancellato tutte le chat «per non lasciare prove alla polizia», è rimasto fermo a venerdì scorso. Ma i cani sciolti di Siher, rimasti orfani del loro demiurgo, non si sono arresi e già sabato scorso, a poche ore dall’arresto, si erano infiltrati nelle altre chat Telegram dei vari gruppi che stanno organizzando altre manifestazioni previste per venerdì 30 ottobre. Nella chat di “Italia in Piazza a Milano”, Ale scrive alle 14.37 di sabato: «Raga hanno scoperto chi c’era dietro e secondo me non si fa niente». «Sto ritardo raga mi preoccupa», rimbecca l’utente “pasta al sugo”, che se tornava a fare il ragù forse era meglio. «Hanno arrestato l’admin (amministratore, ndr) - risponde Xorian - prima che potesse comunicare le piazze». «Che strategia del cazzo - commenta M.P.12 -. Son tutti qua ahahahah». E sempre Ale: «Era meglio lasciare le cose come stavano senza cambiare le piazze». «Raga io direi di aspettare il 30», scrive Evelyn. Ma ecco apparire Leon, il re della giungla: «Raga creiamo altro canale al massimo, così non finiscono in mezzo quelli di Italia in Piazza».
Che carini. “Italia in Piazza” infatti è l’altro movimento che si proclama pacifico. Ma il minestrone farneticante lo si è letto quando tutti insieme, pacifisti, finti pacifisti e non, hanno iniziato a inveire contro il governo Meloni e anche contro il direttore di Libero Alessandro Sallusti, reo di aver scritto ieri un editoriale che dice le cose come stanno, ossia che «dietro i saccheggi e le violenze di Milano c’era e c’è un progetto politico di matrice islamica per destabilizzare l’Italia». «Qui a Milano - scrive Simona commentando il pezzo - c’è la sede di Libero - ci passo molto spesso e c’è sempre l’esercito». Poi aggiunge anche l’emoticon di una maschera da clown horror, che non si capisce se si debba intendere come intimidazione o cosa.
«Raga... - commenta M.P.12, aggiungendo una bestemmia - qui la situazione sta diventando pericolosa. Sua Maestà Giorgia Meloni inizia ad accentrare il potere». «Sì, ormai è pieno di fascismo» risponde Panda12. «Appunto - riprende M.P.12 - se la situazione continua così, tocca tutti scendere giù a Roma. Non abbiamo molta scelta». E ancora: «Questa sta accentrando il suo potere e cercando consenso tra potenti e forze armate, non si dimetterà, anzi il contrario. È legata al potere in maniera assidua e si spartirà la torta con il suo amico represso, che sembra un magrebino». Che belle parole. Se le scrivono loro tutto bene, se le scriviamo noi no. Ma la cosa sorprendente è scoprire come molta di questa gente sia senza lavoro. Anche in piazza sabato scorso. Alcuni di quelli che protestavano per il carovita, hanno riferito a chi scrive che «la paghetta settimanale non basta». «Io spero di trovare lavoro», scrive Buh. Ecco, forse è il caso.