Sì, però sul “diritto alla casa” dobbiamo anche avere il coraggio di raccontarcela tutta. Ché la crisi abitativa esiste e nessuno lo nega, gli affitti alle stelle (in città) pesano sul bilancio di milioni di famiglie e sono un problema non da scherzo soprattutto per i giovani, e gli scandali dell’urbanistica (per esempio a Milano) o l’overtourism che si mangia gli alloggi per i residenti (per esempio a Venezia) o ancora la gentrificazione che allarga le metropoli nonostante i grattacieli restino mezzi vuoti sono tutte realtà realissime con ricadute sulla società non di poco conto; però non si può scaricare l’intero peso della faccenda sulle spalle dei proprietari di casa.
I PRIVATI
Primo perché mica è colpa loro se hanno un bilocale in più, secondo perché per quel principio sacrosanto che si chiama “proprietà privata” ci fanno quello che vogliono e terzo perché dai guai non sono esenti manco loro. Tra chi prova a vendere (persino a prezzi stracciati) ma non trova uno straccio di acquirente, chi addirittura “regala” quello che ha (che alla fine sai-che-c’è- sono-rogne-in-meno) e chi sceglie di demolire parte del proprio edificio per sforbiciare (almeno) sulle tasse, la platea del ceto medio (il quale, tra parentesi, è troppo spesso confuso con quello ricco da parte di una certa politica e non serve aggiungere quale) non se la passa benissimo. Esempio numero uno, perché con la casistica pratica forse ci si capisce meglio: l’osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate ha appena censito le quotazioni del primo semestre di quest’anno e, tra quei numeri, tabelle e millesimi, salta fuori che in Italia ci sono oltre mille (1.042 Comuni) nei quali le abitazioni valgono, in media, meno di 500 euro al metroquadro, tariffa che significa che per un appartamento discreto sui sessanta metri quadrati, con circa 30mila euro, si chiude la pratica dal notaio. Eppure, quelle case, in larga misura, non le vuole nessuno.
Esempio numero due: nell’entroterra genovese c’è un paesino (a essere sinceri ce n’è più di uno), Cassingheno, che è antichissimo ma anche spopolatissimo, dove il fenomeno è talmente fermo che su tre appartamenti in vendita il prezzo richiesto è di zero euro. Appartengono tutti e tre a una signora che è disposta a darli via (letteralmente) per niente, ma lei non riesce a trovare un disgraziato che se li prenda. Nei borghi a fianco (a Fontanigorda, a Fascia, A Vobbia, a Gorreto) non va molto meglio considerato che rispettivamente la media delle transazioni sarebbe di 343 euro a metroquadro, 380 euro, 405 e 416. Il risultato, invece, è lo stesso: del rogito neanche l’ombra. Esempio numero tre: Confedilizia, in piena estate, ha messo nero su bianco che i fabbricati in rovina della categoria catastale F/2 (le cosiddette “unità collabenti”, in un anno, cioè sul 2025, sono aumentati dell’1,1% (che non è irrisorio) e non perché la manutenzione in questo Paese sia difficoltosa ma «in molti casi per azioni volontarie dei proprietari che rimuovono il tetto dello stabile per sottrarsi alla tassazione patrimoniale» (cioè all’Imu: che può sembrare una sciocchezza, ma quando hai il vecchio fienile del nonno, che non ti frutta niente, e intanto stai facendo i salti mortali per chiudere le spese del mese, e ti arriva anche la cartellina del municipio con esborsi da saldare e basta, come la metti?).
IL PARADOSSO
La metti che diventa un impiccio e sì, è anche un paradosso (finisce che in campagna i paesini si spopolano, le case cadono a pezzi e intanto nelle metropoli si fatica a trovare un monolocale a un costo decente): però di chi è la colpa? Di certo non è di chi magari riceve un immobile in eredità e non ce la fa a rimetterlo sul mercato, o di chi è già sufficientemente tartassato e cerca solo di respirare un attimo. Poi, è ovvio, le opportunità che offre una grande città non sono quelle di un paesino di provincia, e le variabili, i fattori, gli elementi da considerare sono molteplici (una casa “regalata” spesso non lo è mai per davvero: qualche costo di ristrutturazione ci sarà, tocca mettere in conto che implica uno stile di vita differente e tutto quel che si vuole): tuttavia, siamo sicuri, arrivati a questo punto, e senza neanche citare le manifestazioni violente dei giorni scorsi al grido di slogan rimbalzati sul “diritto alla casa” che comunque non è la pretesa a sfasciare quella altrui, ma questo è un altro discorso, che una questione così delicata si possa liquidare in poche riflessioni, spesso di parte e senza avere il quadro completo di quel che sta succedendo?