Sabotare i supermercati, gettare nel panico aziende e consumatori, usare il cibo come "arma di fine di mondo", come ironicamente ma non troppo suggerisce Dagospia. La raffica di attacchi hacker alla grande distribuzione, con frigo e congelatori trasformati da remoto in veri e propri forni, con temperature a 50 gradi che hanno bruciato e reso invendibili tonnellate e tonnellate di alimenti in tutta Europa (Italia compresa) sarà oggetto di una riunione d'urgenza questa mattina a Palazzo Chigi.
Chi c'è dietro? Le teorie impazzano: la prima pista, più ovvia, è quella di hacker legati a uno Stato. Russia in testa, ma anche Cina o Corea del Nord sono gli indiziati maggiori secondo Rafe Pilling, esperto di cybersicurezza consultato dal britannico Guardian. Occhio anche a gruppi di "semplici" cyber-criminali, interessati a colpire impianti di sicurezza obsoleti per ricattare le grandi società. Oppure, hacker sì ma "verdi", legati a gruppi eco-talebani convinti di riportare il mondo sulla retta via.
Nel frattempo in Sicilia, l'unica regione italiana colpita dagli attacchi delle scorse ore, sono ancora in corso verifiche ed emergono sospetti su pesanti anomalie in almeno quattro supermercati Coop tra Palermo e Catania e in tre della catena Decò, secondo cui gli hacker sarebbero entrati in azione nella notte tra domenica e lunedì: nella notte le temperature nei banchi frigo sono schizzati in alto facendo deperire la merce. Segnalazioni anche in provincia di Ragusa.
Il Copasir chiederà informazioni al governo sulla questione degli attacchi informatici. Il tema è all'attenzione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Se ne parlerà, secondo quanto si apprende, oggi pomeriggio in occasione dell'audizione davanti al Copasir del direttore dell'Agenzia informazioni per la sicurezza interna (Aisi), Bruno Valensise, e mercoledì quando sarà la volta del direttore generale dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, Andrea Quacivi.
Il tema è ovviamente prioritario nell'agenda dell'Unione europea, visti i diversi Paesi colpiti: dopo Francia, Svezia, Belgio, Estonia, Finlandia, Lussemburgo, Italia, Irlanda, Paesi Bassi e Portogallo, anche la Germania ha fatto i conti gli hacker. L'Ufficio federale tedesco per la sicurezza informatica (Bsi) ha lanciato un allarme, mettendo in guardia dal rischio di ulteriori attacchi ai sistemi di refrigerazione. L'agenzia raccomanda di proteggere i sistemi di controllo accessibili da Internet con tecnologie aggiornate, impedendone l'accesso diretto alla rete e ricorrendo a reti private virtuali (Vpn) e all'autenticazione a più fattori. Il Bsi sottolinea inoltre l'importanza di mantenere i sistemi aggiornati, installando tempestivamente le patch di sicurezza e le correzioni dei bug.