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Dazi: ExportUsa, per export italiano crescita netta di 170 mln dollari anno

di AdnKronos domenica 27 ottobre 2019

4' di lettura

Roma, 25 ott. (Labitalia) - "Sembra ragionevole stimare che l'aumento dei dazi all'importazione attuato dall'amministrazione Trump comporterà per l'Italia un calo di esportazioni di 150 milioni di dollari (di formaggi e liquori), mentre genererà un aumento delle esportazioni italiane per 320 milioni di dollari (di vino, olio, beni industriali ed altre categorie di prodotti di minor valore), con una crescita netta di esportazioni italiane per 170 milioni di dollari anno". Ad affermarlo Lucio Miranda e Muriel Nussbaumer, rispettivamente presidente e Ceo di ExportUsa, società di consulenza che aiuta imprese e professionisti a entrare, con successo, nel mercato americano. "L'aumento dei dazi import americani, infatti, rappresenta, per certi versi, un aiuto all'export e all'economia italiana nel suo complesso. Perché? Semplice: l'aumento dei dazi americani colpisce l'olio spagnolo ma non l'olio italiano, il vino francese e il vino spagnolo, ma non quello italiano e alcuni prodotti industriali tedeschi, ma non italiani". Così ExportUsa analizza le conseguenze reali per l'export italiano in America relativamente ai prodotti colpiti dai dazi americani: olio, vino e prodotti alcolici. Nello specifico, per quanto riguarda le conseguenze dei dazi americani sulle esportazioni italiane di olio d'oliva in America, si ricorda che attualmente i dazi sulle importazioni di olio di oliva in America sono del 10%. Dal 18 ottobre i nuovi dazi sull'import di olio passano al 35% per la Spagna, ma non per l'Italia. "Nel 2018 le esportazioni di olio d'oliva dalla Spagna in America sono state pari a 252 milioni di dollari. A seguito dei nuovi dazi americani sull'import di olio dalla Spagna i prezzi al consumatore dell'olio iberico in America aumenteranno in media del 13-14%. È plausibile che a seguito dell’aumento di prezzo le vendite di olio spagnolo scenderanno e che parte di questo calo sia compensato dall'olio italiano? È ovvio. Vogliamo dire un 20%? Sì, anche perché l'Italia è al primo posto per l'export di olio in America, per cui le connessioni commerciali per prendere vantaggio da questa situazione ci sono. Possiamo ipotizzare 50 milioni di dollari di vendite in più per l'olio italiano in America", sottolineano. Passando ad esaminare le conseguenze dei dazi americani sulle esportazioni italiane di vino in America, affermano: "Qui il piatto è più ricco. Nel 2018 le esportazioni di vino francese in America sono state pari a un miliardo di dollari, a cui si aggiungono 171 milioni di esportazioni di vino dalla Spagna e 90 milioni di dollari per le importazioni di vino tedesco. In totale, le vendite di vino in America di provenienza francese, tedesco e spagnolo ammontano a 1.250 milioni di dollari". "Anche qui - avvertono - applichiamo lo stesso ragionamento fatto per l'olio. È probabile che le vendite di vino italiano in America aumentino per un effetto sostituzione dovuto all'aumento dei prezzi al consumo sul mercato americano del vino francese, spagnolo e tedesco. Ipotizziamo, anche in questo caso, un 20% di effetto sostituzione in ragione dei fortissimi contatti che le aziende vinicole italiane hanno con la distribuzione in America. Il tutto si traduce in un aumento di vendite di vino italiano negli Usa pari a 250 milioni di dollari". Quindi, si prendono in considerazione le conseguenze dell'aumento dei dazi sulle esportazioni di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano in America. "Il grosso della polemica - fanno notare - è partito dalle associazioni di categoria del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano, le cui esportazioni in America sarebbero colpite al cuore dall'aumento dei dazi. Le esportazioni di Parmigiano Reggiano negli Usa si aggirano attorno ai 10 milioni di chili all'anno per un valore stimato di 120 milioni di dollari, mentre per quelle di Grana Padano siamo sui 90 milioni di dollari all'anno. In totale, stiamo parlando di un fatturato export di circa 210 milioni di dollari". "Bene, ipotizzando di perdere anche il 50% di vendite, siamo a 105 milioni di dollari di perdita di fatturato export. Di sicuro, non perderemo tutte le vendite. Il 'Parmesan' e i 'Parmesanito' vogliono somigliare al Parmigiano e al Grana, ma non saranno mai la stessa cosa. Ci sarà sempre una parte di consumatori che comprerà il Parmigiano e il Grana autentico", assicurano. "Proviamo poi a vedere - proseguono - lo scenario dell'aumento dei dazi su Parmigiano e Grana con gli occhi di una massaia americana che si accinge all'acquisto. Prendiamo un considerazione la 'mezza libbra' (ovvero 226 grammi) che, per il formaggio, è l'unità di consumo più comune in America. Mezza libbra di Parmigiano Reggiano costa adesso sui 11 dollari al pubblico, mentre mezza libbra di Grana Padano costa, invece, intorno ai 4,50 al pubblico. Dopo l'aumento dei dazi i prezzi passerebbero a Parmigiano Reggiano 12,50 (+1,50) e Grana Padano 5,30 (+0,80). Davvero pensiamo che un aumento di prezzo al pubblico di questa entità possa determinare il crollo totale delle vendite di Parmigiano e di Grana in America? Forse no". "Un altro grido di allarme ha a che fare con le imitazioni americane di Parmigiano e Grana che, secondo gli esponenti delle associazioni di categoria, trarrebbero un enorme vantaggio da questo aumento selettivo dei dazi. Un aumento fatto apposta per danneggiare i nostri formaggi di punta e per favorire le imitazioni 'made in Usa'", dicono. "Bene, mezza libbra di 'Parmesan' made in America costa adesso 5,99 dollari al pubblico. La metà del Parmigiano Reggiano italiano. Appare evidente, dunque, che il Parmesan americano non ha bisogno di aiuto sul prezzo perché costa già adesso la metà", sottolineano. Infine, si considerano le conseguenze dell'aumento dei dazi sulle esportazioni di liquori italiani in America. "Il fatturato totale dell'export di liquori dall'Italia negli Usa vale circa 190 milioni di dollari. Anche qui i dazi aumenterebbero del 25%. Siamo convinti che l'elasticità della domanda al prezzo per liquori, come ad esempio il Campari o l'Aperol, sia piuttosto bassa. Non ci sono sostituti per questi due prodotti e coloro che apprezzano li apprezzano continueranno ad ordinarlo anche se il prezzo dovesse aumentare. Ciò premesso, comunque, possiamo ipotizzare che l'Italia perda 25 milioni di dollari di vendite di liquori in America per effetto dell'aumento dei dazi", concludono.

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