Una manifestazione silenziosa all'ingresso del tribunale con la Costituzione in mano e poi l'abbandono della sala quando inizia a parlare il rappresentante del governo, Alfredo Mantovano. È la protesta organizzata dall'Associazione nazionale magistrati in occasione dell'Inaugurazione dell'anno giudiziario 2025 alla Corte d'Appello di Roma. Le toghe aderenti alla protesta hanno accolto le autorità presenti alla cerimonia reggendo in mano la Carta, con una coccarda tricolore al cuore e con alcuni cartelli che citano il giurista e padre costituente Piero Calamandrei. Un nuovo, durissimo, attacco al governo. E uno sfregio a Mantovano: non lo vogliono sentir parlare.
"Il motivo della protesta di oggi è la riforma delle separazione delle carriere, anche se il termine è improprio, ma non è questa la sede per discuterne" spiega la Presidente della Giunta Sezionale di Roma dell'Anm Daniela Rinaldi. "A seguito di numerosi tentativi di interlocuzione con il Ministero abbiamo compreso che l'iter di questa riforma andrà avanti inesorabilmente senza comprendere le nostre ragioni che abbiamo più volte segnalato. Cioè la necessità di comprendere il pubblico ministero nell'alveo della giurisdizione e quindi nella cultura della giurisdizione perché sganciarlo significherebbe agganciarlo al potere esecutivo. Una stortura del sistema costituzionale voluto dai padri costituenti". L'iniziativa dell'Anm non si ferma all'ingresso della Corte d'Appello.
Durante la cerimonia, nella Sala Europa, i magistrati si sono alzati e hanno abbandonato simbolicamente l'aula al momento dell'intervento del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano. Per inciso, le toghe rosse hanno abbandonato anche l'aula a Napoli dove parlava Carlo Nordio, ministro della Giustizia. Iniziative simili sono avvenute in tutta Italia.
Martedì l'esercito israeliano ha diffuso un filmato che, secondo quanto affermato, mostrava le truppe in azione nella Striscia di Gaza. Nel video si vede un carro armato che avanza tra le macerie e soldati in azione. In una dichiarazione, l'esercito ha affermato che l'aviazione israeliana ha colpito più di 100 obiettivi nell'ultimo giorno. Negli attacchi nella notte su Gaza colpite un'abitazione familiare e una scuola trasformata in rifugio: almeno 60 persone sono rimaste uccise, secondo quanto riferito dai funzionari sanitari palestinesi.
“Adesso andiamo a spiegare tutto ai magistrati. Vediamo che domande ci fanno e rispondiamo. Non so se la riscriveremo la storia, so che la stiamo ridisegnando. Adesso vediamo questo disegno dove ci porterà, però c’è molta fiducia e molto rispetto per l’operato della magistratura che non credo operi sulla base di un’idea, come ho sentito, né tantomeno su tesi strampalate. Credo che sia un’indagine molto razionale, molto seria”. Così l’avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, al suo arrivo questa mattina al tribunale di Pavia per l’interrogatorio nell’ambito della riapertura dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. “Io rispetto tutte le indagini, quelle del passato e quelle di adesso. Ci sono dei buchi nel passato. Un conto è criticare, un conto è rispettare. L’indagine del passato l’ho criticata, ma la rispetto. Quindi ovviamente uso terminologie rispettose”, ha precisato De Rensis. “Noi stiamo lavorando sperando di poter dimostrare che i fatti sono andati in maniera diversa, ma noi siamo spettatori. Questa è un’indagine della Procura e noi la rispettiamo”, ha concluso.
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha detto di aver sottolineato a Donald Trump che nessuna decisione sull'Ucraina dovrebbe essere presa "senza coinvolgere Kiev". Il leader di Kiev ha anche affermato di aver discusso la possibilità di “sanzioni severe” contro la Russia. "Non ritireremo le nostre truppe dai nostri territori, è un dovere costituzionale mio e delle nostre forze", ha poi aggiunto Zelensky che ha spiegato: "Se la Russia pone delle condizioni per il ritiro delle nostre truppe dal nostro territorio, significa che non vuole che la guerra finisca. Perché capisce chiaramente che l'Ucraina non lo farà".
Lunedì gli Stati Uniti hanno rimandato nei loro Paesi 68 immigrati dall’Honduras e dalla Colombia, con il primo volo finanziato dal governo di quelle che l’amministrazione Trump chiama 'deportazioni volontarie'. Nella città di San Pedro Sula, nel nord dell'Honduras, 38 honduregni, tra cui 19 bambini, sono sbarcati dal volo charter portando con sé carte di debito da 1.000 dollari del governo degli Stati Uniti e l'offerta di poter richiedere un giorno l'ingresso legale negli Usa. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di aumentare sostanzialmente le deportazioni. Gli esperti ritengono che l’offerta di autoespulsione piacerà solo a una piccola parte di migranti che stanno già valutando il ritorno, ma difficilmente stimolerà una forte domanda.