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Iran, Tajani azzera Giuseppe Conte: "Trump non mi ha mai chiamato 'Tony'"

di Redazione lunedì 2 marzo 2026
1' di lettura

Scontro tra il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il presidente M5S Giuseppe Conte durante le repliche del ministro in occasione dell'informativa davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera. "A me Trump non mi ha mai chiamato Tony, a lei la chiamava Giuseppi, quindi un rapporto di amicizia lo avrà lei - ha detto Tajani replicando all'ex premier che lo aveva criticato poco prima per il cappellino Maga durante la riunione del Board of Peace -. Il cappellino era un regalo e io non sono stato mai in ginocchio né da Merkel né da Trump come ha fatto lei. E non mi vergogno di niente", ha aggiunto Tajani, mentre in commissione si alzava la bagarre tra le proteste dell'opposizione, a cominciare da Conte. 

Poco prima l'ex presidente del Consiglio aveva detto che secondo la rappresentazione del centrodestra "saremmo tutti a favore del regime ma non è così: noi siamo scesi in piazza contro quel regime feroce. Ma non possiamo affidare alle bombe i cambi di regime perché la storia non ci consiglia mai interventi del genere". Poi ha aggiunto: "vorremmo sapere cosa ne pensa il governo, non possiamo illuderci che il regime si faccia di lato. È un disastro, un'escalation senza limiti con vittime civili, missili sui nostri connazionali". 

 

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Di Maio ospite di “Eastwest coffee” per un “nuovo protagonismo dell’Ue nel Golfo”

 Incontro tra pubblico e privato, tra istituzioni e impresa perchè i grandi progetti si realizzano soltanto mettendo insieme l’interesse pubblico e l’impresa privata. Questo è il filo conduttore che unisce tutte le tappe di “Eastwest Coffee”, un appuntamento ormai rodato promosso da Eastwest, centro indipendente di ricerca, formazione e informazione ideato e diretto da Giuseppe Scognamiglio. Una tavola rotonda, composta sempre da persone diverse, viene radunata per approfondimenti su temi di geopolitica, attualità, finanza, istituzioni, e altro. L’ultimo appuntamento ha visto come ospite di eccezione, Luigi Di Maio, oggi rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo. “Noi abbiamo immaginato di accogliere attorno a questa icona della vecchia cultura, la caffettiera napoletana, pubblico e privato, istituzioni e impresa - spiega Scognamiglio, ex diplomatico oggi manager e ideatore della rivista di geopolitica Eastwest - Abbiamo voluto incontrare Luigi Di Maio, insieme a tanti imprenditori di diversi settori, dall'agroalimentare all'IT, dalla moda, fashion e luxury alla nautica, per affrontare il tema di una partnership che speriamo si evolva strategicamente tra Europa e Golfo”. “ Io credo in generale che l'Unione Europea abbia bisogno sempre più di partnership strategici nel mondo- ha chiarito Luigi Di Maio a margine della tavola rotonda- e tra questi partner strategici sicuramente ci sono i paesi come l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Qatar, paesi con cui non solo abbiamo un grande potenziale economico, ma condividiamo anche un grande interesse per il rispetto della legge internazionale, l'implementazione e il rafforzamento delle istituzioni internazionali. Quindi è un rapporto a tutto tondo e infatti quello che abbiamo lanciato come Unione Europea - prosegue - è un negoziato per un accordo di partenariato strategico con ognuno dei paesi del Golfo”. “Certamente - ha poi aggiunto Scognamiglio in riferimento ai cambiamenti in atto negli equilibri mondiali - noi abbiamo lavorato in questi 21 anni di presenza nel settore editoriale con la nostra rivista per creare ponti, non solo tra est e ovest, ma anche tra sud e nord. L'Europa deve cercare un nuovo protagonismo anche a seguito di questo raffreddamento, che speriamo sia temporaneo, dei rapporti con gli Stati Uniti. L'apertura verso il Golfo diventa uno degli obiettivi strategici per ritrovare centralità”. “Sono dei facilitatori, dei mediatori come - avverte Di Maio - unendo le forze lo possiamo essere sempre più noi europei con i paesi del Golfo, ovviamente nel quadro delle nostre relazioni internazionali storiche che vedono gli Stati Uniti e gli altri paesi come principali alleati”. Tanti paesi, molto ricchi e molto desiderosi di un posto sul piano internazionale i Paesi del Golfo sono lanciato ormai con lo sguardo al futuro “ Certamente Dubai è la città iconica verso la quale ci si rivolge - aggiunge Scognamiglio - ed è il simbolo anche di come un'area, quella del Golfo, che oggi raggiunge i 2.000 miliardi di dollari di PIL, quindi quasi il PIL italiano, cioè di un paese del G7, stia cercando di diversificare un po' la sua economia, non più solo energia ma anche altro e Dubai è l'esempio di cosa significa questo”

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