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Ddl violenza donne, bagarre femminista davanti al Senato

giovedì 9 aprile 2026
2' di lettura

Collettivi femministi e centri antiviolenza in piazza davanti a Palazzo Madama contro il Disegno di legge che modifica il reato di violenza sessuale. Il testo, detto anche "Ddl Bongiorno" dal nome della senatrice leghista che si è intestata la modifica, non prevede più rispetto alla formulazione bipartisan approvata alla Camera il termine "consenso" e opta per un riferimento alla "volontà contraria". Oggi il ddl sarebbe dovuto approdare al Senato ma si è deciso di prendere tempo per modificare ancora il testo con una commissione bipartisan ad hoc. Le associazioni femministe non ci stanno e chiedono un ritorno al testo originale che prevedeva il riferimento al consenso. A lanciare l'iniziativa l'associazione Non una di meno scesa in piazza assieme a circa 200 militanti con cartelli e striscioni che ripetono: "Senza consenso è stupro". "Bisogna tornare al testo approvato all'unanimità dalla Camera" dice la presidente Casa Internazionale delle Donne Maura Cossutta, "altrimenti cambia totalmente il senso. Se la donna deve dimostrare il dissenso si torna alla vittimizzazione secondaria. Senza consenso è stupro e il consenso le donne lo devono dare". "Non è solo un cambio linguistico" aggiunge Simona Merata, della Casa delle Donne Lucha y Siesta e dell'associazione Dire, "si modifica il pensiero che c'è dietro la libertà. Si istituzionalizza in qualche modo la cultura dello stupro. Si dice che i corpi femminili sono disponibili fino a prova contraria, cioè il dissenso. I centri antiviolenza hanno lottato per anni per dire che i corpi femminili sono liberi. L'unica possibilità è tornare al testo base presentato il 25 novembre scorso e su cui Meloni e la destra hanno fatto retromarcia". In piazza anche alcuni membri dell'opposizione come la senatrice di Alleanza Verdi Sinistra Ilaria Cucchi: "Le piazze ci insegnano che per i diritti bisogna batterci. Per quanto riguarda i diritti delle donne noi delle opposizioni non scendiamo a compromessi. O si riparte dal testo approvato all'unanimità dalla Camera o per noi non esiste discussione".

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