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Bolivia, migliaia in piazza contro il presidente Paz

di Redazione giovedì 11 giugno 2026
1' di lettura

Migliaia di sindacalisti, contadini e rappresentanti delle comunità indigene sono scesi in strada a La Paz per chiedere le dimissioni del presidente boliviano Rodrigo Paz. Le immagini mostrano il lungo corteo che attraversa la capitale mentre proseguono le proteste iniziate oltre un mese fa. Le manifestazioni e i blocchi stradali hanno colpito gran parte del Paese, provocando carenze di carburante, generi alimentari e ossigeno medicale. Secondo l’Ufficio del Difensore civico, dall’inizio delle proteste sono state registrate dieci vittime. I manifestanti accusano il governo di non aver risposto alle richieste su salari, costo della vita e approvvigionamento di carburante. Alla mobilitazione si sono uniti anche gruppi indigeni quechua e contadini alleati dell’ex presidente Evo Morales. Secondo il governo, i danni economici causati dai blocchi hanno già superato 1,2 miliardi di dollari, mentre le associazioni produttive parlano di perdite ancora più elevate.

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Per una sanità più giusta, le priorità delle Associazioni dei pazienti

Terza edizione della piattaforma istituzionale di Liliy dedicata al dialogo con le associazioni pazienti, sedici realtà nazionali, rappresentative di oltre 20 milioni di pazienti, incontrano oggi i rappresentanti dell'istituzione di governo al MOMEC di Roma. Al centro del confronto, le proposte di polis elaborate dalle associazioni per il testo unico della legislazione farmaceutica, su temi quali accesso alle terapie, governance farmaceutica e semplificazione burocratica. Ad aprire il confronto, Ylenia Lucaselli, membro della quinta commissione bilancio tesoro e programmazione. “E’ importantissimo - ha detto Lucaselli a margine dell’incontro -essere qui e ascoltare le associazioni che rappresentano ognuna ovviamente una patologia diversa, ma nel loro insieme i problemi di chi è malato cronico ed è questo l'elemento fondamentale che è emerso oggi e del quale ci dobbiamo preoccupare perché dobbiamo fare in modo innanzitutto che la sanità sia una sanità giusta, cioè uguale su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto che sia rispondente alle necessità odierne di questi pazienti. Il governo - ha proseguito - ha fatto tanto, ma ancora tantissimo c'è da fare e in tutto questo però diventa essenziale che le associazioni abbiano la possibilità di confrontarsi, di dialogare e di parlare con i rappresentanti istituzionali del governo, ma anche con la conferenza Stato regioni perché tanto di queste politiche sanitarie e soprattutto per i pazienti cronici passa in realtà attraverso le regioni, di questo ci facciamo carico come Fratelli d'Italia e ovviamente porteremo avanti questa battaglia insieme alle associazioni. Io credo che sia fondamentale da oggi e per il futuro renderci conto che la politica sanitaria è prima di tutto politica sociale, è quella che arriva subito al cittadino, che riesce a dare le risposte e che deve dare le risposte, perché ogni paziente che viene curato e quindi viene portato fuori dal sistema sanitario nazionale è in realtà una ricchezza per i conti pubblici, quindi sì assolutamente le due cose sono conciliabili, bisogna ovviamente continuare a lavorarci. Proposte che le associazioni chiedono ora siano messe in campo affinché la voce dei pazienti diventi parte integrante dell'attività legislativa: “Io - ha spiegato Matilde Siracusano Sottosegretaria di Stato ai Rapporti con il Parlamento - svolgendo un ruolo di coordinamento tra governo e Parlamento nell'ambito dei provvedimenti legislativi mi sono assunta l'impegno con loro di coinvolgerli maggiormente nel processo di istruttoria delle leggi che li riguardano direttamente attraverso la convocazione in commissione, in audizione quando si svolgeranno dei provvedimenti di loro interesse, quindi anche di metterli in contatto in maniera più frequente con le commissioni, con il Presidente di Commissione Sanità di Camera e Senato, ecco questo è l'impegno che ho voluto assumermi in base appunto alle mie specifiche competenze. Ospite speciale l’atleta Paralimpico Davide Bendotti, testimonial Lilly per Milano Cortina 2026, e protagonista di una storia, la sua, che parla di rilancio e speranza per il futuro “Io tendenzialmente non mi reputo un maestro di vita - ha detto Bellotti - non sono qui per insegnare nulla a nessuno, però magari con il racconto della mia storia posso stimolare diverse persone magari a credere di più in se stessi e non abbandonare quando l'abbandono sembra la cosa più facile da fare, ma svegliarsi tutti i giorni e cercare dei nuovi stimoli e delle nuove motivazioni per un po' rifiorire come ho fatto io”

Iran, Teheran chiude lo Stretto di Hormuz: "Qualsiasi nave sarà bersagliata"

La televisione di Stato iraniana ha annunciato che il comando militare congiunto di Teheran ha dichiarato chiuso al traffico marittimo lo Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito, qualsiasi imbarcazione che tenterà di transitare nello stretto potrà essere presa di mira. L’annuncio arriva dopo una nuova ondata di attacchi statunitensi, rivendicati dal Comando Centrale degli Stati Uniti come risposta a quella che Washington definisce un’aggressione iraniana. Nelle stesse ore sono state segnalate esplosioni nelle città meridionali di Bandar Abbas, Sirik e Minab.

Redazione

NBA, festa a New York dopo la rimonta record dei Knicks in Gara 4

Migliaia di tifosi dei New York Knicks hanno festeggiato nelle strade di Manhattan dopo la spettacolare vittoria della squadra in Gara 4 delle finali NBA. Le immagini mostrano cori, bandiere e caroselli attorno al Madison Square Garden al termine di una serata destinata a entrare nella storia della franchigia. I Knicks hanno battuto i San Antonio Spurs 107-106 completando una clamorosa rimonta dopo essere stati sotto di 29 punti. A decidere la partita è stato OG Anunoby, che a poco più di un secondo dalla sirena ha trasformato il rimbalzo offensivo nato da un tiro sbagliato di Jalen Brunson. Con questo successo New York si porta sul 3-1 nella serie finale e ha ora tre occasioni per conquistare il titolo NBA, che manca dal 1973. La rimonta rappresenta una delle più grandi mai realizzate nelle finali del campionato americano di basket.

Redazione

Iran, il video del lancio dei missili Usa dalla USS Michael Murphy

Le immagini diffuse dalla Marina degli Stati Uniti mostrano il lancio di missili da crociera Tomahawk dalla USS Michael Murphy contro obiettivi in Iran. Il video è stato pubblicato dopo la seconda ondata di attacchi americani condotta nelle ultime ore contro diverse postazioni iraniane. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, i raid hanno preso di mira sistemi di sorveglianza, comunicazioni militari e difese aeree iraniane. Le esplosioni sono state segnalate a Teheran, Bandar Abbas e in altre aree del sud del Paese.

"Le forze del Comando Centrale degli Stati Uniti hanno completato ulteriori attacchi di autodifesa contro diversi obiettivi in Iran su ordine del Comandante in Capo". Lo ha dichiarato il Centcom, sottolineando che le forze del statunitensi hanno sferrato attacchi contro "le capacità di sorveglianza militare, i sistemi di comunicazione e i siti di difesa aerea iraniani in tutto il Paese". Per gli Usa, "gli attacchi sono una risposta all’aggressione ingiustificata e continua dell’Iran".

Intanto il comandante delle forze aerospaziali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica avverte che ci saranno ritorsioni al nuovo attacco americano in Iran. "Rendete insicuro il sacro Stretto di Hormuz?! Faremo di questa regione un inferno per voi", ha minacciato il generale Seyed Majid Mousavi, come riporta l'agenzia iraniano Tasmin, "questa è la risposta all'audacia degli americani nella regione, se Dio vuole". Secondo quanto riporta Tasmin, l'alto comando militare iraniano ha annunciato la chiusura completa dello Stretto di Hormuz, la Marina delle Guardie Rivoluzionarie ha avvertito che qualsiasi imbarcazione che si avvicinasse a quella via navigabile strategica sarebbe stata soggetta a provvedimenti decisivi, ha inoltre avvertito tutte le petroliere e le navi commerciali attualmente operanti nel Golfo Persico e nel Mar d'Oman di non lasciare le proprie zone di ancoraggio.

Redazione