","keywords":"bergamo, via paleocapa bergamo, immigrazione, polizia","articleSection":"Libero Video","publisher":{"@type":"Organization","name":"LiberoQuotidiano","logo":{"@type":"ImageObject","url":"https://www.liberoquotidiano.it/assets/images/logo_colored.jpg","width":"670","height":"98"}},"author":{"@type":"Person","name":"@libero_official"},"dateCreated":"2026-09-13T11:22:29Z","dateModified":"2026-09-13T11:23:42Z","datePublished":"2026-09-13T11:12:00Z","image":{"contentUrl":"https://img2.liberoquotidiano.it/images/2026/09/13/111257632-263de7ec-7a24-46cc-bc1a-f68be1312c36.jpg","url":"https://img2.liberoquotidiano.it/images/2026/09/13/111257632-263de7ec-7a24-46cc-bc1a-f68be1312c36.jpg","@type":"ImageObject","width":"960","height":"540"}}
Si è concluso con l’arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale l’intervento della Polizia avvenuto nella serata di ieri in via Paleocapa, a Bergamo, dove un uomo di origini nigeriane dopo aver aggredito e minacciato gli operatori, si è barricato sul tetto di un’abitazione disabitata.
Le Volanti, giunte sul posto a seguito di una segnalazione, hanno individuato un cittadino nigeriano, classe 1993, regolarmente soggiornante sul territorio nazionale. L’uomo si è mostrato da subito insofferente al controllo, assumendo un atteggiamento fortemente aggressivo nei confronti degli operatori, fino ad aggredirli e minacciarli.
Si è quindi introdotto nell’abitazione e ha raggiunto il tetto, dove si è barricato. E' stata immediatamente attivata la Squadra di Negoziazione della Polizia di Stato, con il supporto delle Unità di pronto intervento operativo e delle Volanti. Sul posto sono intervenuti anche i Vigili del Fuoco, con i quali è stato assicurato il costante coordinamento delle operazioni.Per diverse ore il negoziatore ha cercato di instaurare un dialogo con l’uomo e convincerlo a desistere.
L'uomo, tuttavia, non ha mai manifestato alcuna intenzione di arrendersi, mantenendo un comportamento aggressivo e continuando a lanciare dal tetto oggetti e altri materiali in direzione degli operatori, aumentando ulteriormente il rischio per il personale impegnato nell’intervento e per l’area circostante. A quel punto è stata elaborata una strategia operativa: gli operatori hanno simulato l’allontanamento delle forze di polizia, facendo credere all’uomo che l’area fosse ormai libera. La strategia ha funzionato. Convinto di poter uscire indisturbato e darsi alla fuga, il nigeriano ha lasciato il tetto e, proprio in quel momento, è stato bloccato dalle UOPI e arrestato dagli investigatori della Squadra Mobile e condotto in carcere, dopo 8 ore di "guerriglia".
Il feretro di Emma Bonino è arrivato in Campidoglio dove, nella Sala delle Protomoteca, è stata allestita la camera ardente della storica leader radicale per le giornate di oggi e domani. Ad accogliere il feretro il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il fratello di Bonino Giovanni e la sorella Domenica, oltre ai leader di +Europa Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova. All’apertura della camera ardente di Emma Bonino, il segretario di +Europa Riccardo Magi ha posizionato una bandiera dell’Ue sul feretro. Accanto, una foto scelta dalla famiglia e scattata da Ilaria Magliocchetti Lombi, una delle poche fotografe da cui Bonino si faceva riprendere.
Sabato i ribelli Houthi hanno diffuso oltre 30 minuti di filmati che, secondo quanto riportano, mostrano i combattimenti e l’avanzata contro le forze sostenute dall’Arabia Saudita nello Yemen. Il video mostra veicoli in fiamme, scontri a fuoco, immagini di corpi distesi sulla strada e i combattenti Houthi che entrano in alcuni dei campi militari un tempo controllati dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. L’AP non ha potuto verificare in modo indipendente le date, i luoghi o le condizioni in cui sono stati girati i video. Il gruppo ribelle sostenuto dall’Iran ha compiuto una rapida avanzata lungo la costa yemenita del Mar Rosso negli ultimi giorni, minacciando un’importante rotta marittima globale poiché ora si trova a Bab el-Mandeb. Migliaia di persone sono fuggite dalle zone conquistate dai ribelli Houthi.
Sabato i manifestanti sono scesi nelle strade di Tirana nell’ambito delle proteste iniziate alla fine di maggio, per opporsi alla realizzazione di un resort di lusso legato a Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Le proteste, giunte al loro 105° giorno, si sono trasformate in un più ampio movimento antigovernativo che chiede le dimissioni del primo ministro Edi Rama. Il governo albanese sostiene che l’investimento previsto lungo la costa adriatica rappresenterebbe un progetto di trasformazione per il Paese, contribuendo a promuovere il turismo di alto livello e a sostenere le sue aspirazioni di adesione all’Unione Europea. Tuttavia, il progetto – che riguarda un’isola abbandonata e una zona costiera adiacente – ha suscitato forti critiche da parte di attivisti ambientalisti, gruppi della società civile e oppositori dell’amministrazione socialista di Rama.
Un missile è caduto nella provincia di Al-Tawwal, in Arabia Saudita, vicino al confine con lo Yemen lungo il Mar Rosso, ferendo due persone e danneggiando una moschea e diversi altri edifici, secondo quanto riferito dalla protezione civile saudita, che ha attribuito la responsabilità dell’attacco ai ribelli Houthi sostenuti dall’Iran. Non vi è stata alcuna rivendicazione immediata da parte degli Houthi. Le immagini diffuse dall’Agenzia di stampa saudita hanno mostrato i danni alla moschea e a diversi veicoli nella zona.