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Milano, nelle case popolari c'è il covo dei ladri rom. Silvia Sardone (Lega): "Periferie allo sbando"

di Federica Zaniboni mercoledì 26 maggio 2021

2' di lettura

Un bottino da centinaia di migliaia di euro e 31 furti messi a segno. Il tutto nel giro di pochi mesi. È finita in manette la banda di rom che derubava le aziende nelle province di Milano e di Monza-Brianza, portando via grandi quantità materiali edili che poi rivendeva. L'organizzazione dei colpi cominciava con lunghi e precisi sopralluoghi dei magazzini.

Si presentavano durante i normali orari di lavoro delle imprese con la scusa di verificare la disponibilità di materiale ferroso da poter recuperare. Ma quando le aziende chiudevano, si introducevano all'interno sfondando i varchi d'accesso con mezzi rubati e si impossessavano di tutto ciò che potevano: utensili da lavoro, rame, bronzo e ottone. A quel punto si occupavano della ricettazione della merce rubata, gestendo tutti gli affari in un parcheggio di via Bolla, che era diventato la loro base operativa. I carabinieri della compagnia di Sesto San Giovanni, ieri mattina, hanno arrestato - come responsabili del reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti aggravati e ricettazione - 10 rom stranieri, di età compresa tra i 21 e i 60 anni, e un italiano che collaborava con loro. Le indagini sono partite lo scorso 7 gennaio, quando la banda ha preso di mira un'azienda di Paderno Dugnano, portando via un rotolo di rame dal valore di 8mila euro. Il primo passo per scovare i colpevoli è stato il controllo delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, dalle quali sono emerse le immagini di due furgoncini bianchi. Grazie a uno dei due veicoli, gli agenti sono riusciti a risalire al covo della banda in via Bolla, dove - tra case occupate e camper in cortile - abitavano i 10 rom.

Attraverso una minuziosa attività d'indagine durata 3 mesi, i carabinieri sono riusciti a identificare tutti i responsabili dei furti, le modalità con cui erano soliti agire e i ruoli ricoperti da ciascun membro del gruppo. L'italiano era quello che si occupava di ritirare la merce e di pagare in contanti il capo della banda. La spartizione del guadagno, poi, avveniva nel covo di via Bolla alla luce del sole.Gran parte del bottino è stato recuperato - tra materiale elettronico e attrezzi da lavoro inerenti ai settori edile, meccanico e di giardinaggio -, ma il danno patrimoniale ammonta a più di 200mila euro. «Lo sa chiunque che questo pezzo di periferia è nella mani di nomadi slavi dediti ad attività illegali, tranne il Comune di Milano a guida Pd» commenta Silvia Sardone, europarlamentare e consigliere comunale della Lega. «Le parole non servono più a nulla, servono i fatti da parte di chi amministra questa città».

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