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Aggredito e derubato nella Milano dei maranza dove nessuno più è sicuro

Il racconto di Alessandro Gonzato, giornalista di Libero, preso di mira da cinque nordafricani che gli hanno sottratto la catenina d'oro e tirato un pugno
di Alessandro Gonzato lunedì 9 febbraio 2026

3' di lettura

Sarà la «percezione», chiederò conferma a Giuseppe Sala e riconferma ad altri sindaci progressisti, ma ho un’emicrania che neanche dopo aver ingollato la peggiore sbobba. Ce l’ho perché un magrebino, una «risorsa» o forse un italiano di seconda degenerazione, mi ha sferrato un cazzotto micidiale dietro all’orecchio sinistro, anche se l’obiettivo del ragazzo mulatto era il volto. Non era incazzato perché voleva integrarsi in questo Paese razzista delle destre, ma perché un veneto, il malcapitato scrivente, stava tentando di riprendersi la collana d’oro che il branco di ventenni gli aveva appena strappato dal collo. Nella Milano delle percezioni, la capitale immorale in cui il sindaco spiega ai carabinieri come si devono inseguire i maranza che sfondano i posti di blocco, succede di uscire dalla redazione poco dopo le nove di sera, prendere il passante ferroviario per casa e alla prima fermata – «Villapizzone, fermata Villapizzone» – di essere aggredito da uno straniero o presunto tale che in un attimo ti prende il collo, ti porta via un ricordo di famiglia che indossavi da quasi trent’anni e che appena tenti la reazione prima risponde con ferocia, poi fugge e si fa scudo coi sodali. I quali, emettendo grida beduine – pardon, belluine – iniziano a roteare i pugni come girandole.

Sul treno eravamo saliti insieme, carrozza numero tre, giusto un paio di minuti d’attesa sulla banchina. Il gruppo, quattro o cinque delinquenti, indossava tute col cappuccio e piumini, e come chi non paga mai il biglietto ha cominciato a perlustrare il mezzo: avanti, indietro, piano superiore. La paura però non era quella di essere beccati dal controllore, sai quanto gliene frega a questa degenerazione. Ho capito dopo che in realtà stavano preparando il terreno per la rapina posizionandosi in punti strategici. L’ho capito meglio quando sono sceso per cercare vanamente di acciuffare il manigoldo: un paio erano appostati davanti alla carrozza precedente, un altro paio a quella successiva. La fauna metteva paura. Ed era difficile non averne quando dopo la prima colluttazione dentro il treno e la seconda appena fuori, c’è stato il terzo scontro col pendaglio da forca che aveva perso metà collanina sul pavimento. L’ha raccolta, io ho raccolto un altro piccolo pezzo distante un metro poco più, e quando mi sono fatto sotto per reclamare la parte mancante il delinquente ha messo la mano sinistra in tasca pronto a estrarre qualcosa che di certo non era il codice penale. A quel punto, pur furioso, se non hai un particolare addestramento che il sottoscritto non ha, sei costretto ad arretrare per non rischiare pure la pelle.

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Mi hanno colpito particolarmente due cose, oltre al pugno e qualche altro colpo minore. Primo: gli obiettivi non sono più solo donne e anziani. I professionisti dell’impunità si scagliano a colpo sicuro contro 40enni di quasi un metro e novanta. Perché lo fanno? In gruppo e con le armi in tasca hai comunque la meglio in partenza. Non gli interessavano portafogli o cellulari: volevano solo l’oro, per quanto non sarà valso un granché spezzato così. Secondo: la rassegnazione degli altri passeggeri, una ventina quelli attorno. Non mi aspettavo un loro intervento, anzi è andata meglio così perché Dio solo sa cosa poteva succedere e forse sarei stato mio malgrado causa di una tragedia. Mi ha impressionato che pur vedendo la collanina a terra spezzata in due, mentre il linciaggio proseguiva all’esterno, nessuno se l’è sentita di recuperarla e riconsegnarla in un secondo momento al proprietario. Temevano comunque di essere visti da uno del branco e picchiati a loro volta. «Fanno così ogni sera», mi ha detto una signora dall’accento straniero. Sceso dal treno solo un signore, molto gentile, si è avvicinato per chiedermi come stessi e per lasciarmi il suo numero di telefono qualora fosse servita la sua testimonianza. Ora percepisco che devo prendere un antidolorifico.

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