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Il nodo Meazza condizionerà le Comunali

E se l’inchiesta sulla vendita dello stadio di San Siro fosse la tempesta perfetta per ribaltare il tavolo e cambiare l’aria a Palazzo Marino?
di Enrico Paoli mercoledì 1 aprile 2026

2' di lettura

E se l’inchiesta sulla vendita dello stadio di San Siro fosse la tempesta perfetta per ribaltare il tavolo e cambiare l’aria a Palazzo Marino? Ci sarebbe davvero da stupirsi? Probabilmente no. Perché le tensioni e le discussioni che animano, sia pur in modo carsico, centrosinistra e centrodestra avevano solo bisogno di trovare il fiume giusto per sfociare nel mare magnum dello scontro elettorale. L’inchiesta della Procura, tarata sul Comune, potrebbe aver fatto cadere quel diaframma.

Tanto a destra quanto a sinistra. Il Pd, per esempio, azionista principale della maggioranza che sostiene la giunta comunale guidata dal sindaco, Beppe Sala, potrebbe sentirsi finalmente libero di divorziare dal primo cittadino (che non sopporta più, come è noto a tutti) e imbastire una campagna elettorale all’insegna di quella discontinuità che tanto ha fatto discutere il centrosinistra milanese, con Sala e i dem l’uno contro l’altro armati. Il centrodestra, dal canto suo, potrebbe usare gli effetti dell’uragano giudiziario per chiudere in tempi rapidi la partita del candidato a sindaco (Lega e Forza Italia hanno già chiesto a Fdi, il primo partito della coalizione, di convocare il vertice), sentendo l’odore del sangue. Con il centrosinistra alle corde, e alle carte bollate, Palazzo Marino è più che mai contendibile. Ma se i salviniani e i meloniani sono già pronti a sedersi attorno al tavolo (la Lega avrebbe pure la disponibilità di un candidato espressione della società civile), Forza Italia (tranne il voto contrario di Alessandro De Chirico) deve fare i conti col fatto di aver dato una mano alla giunta Sala con il voto in Consiglio sullo stadio.

E questa, ovviamente, sarà materia di discussione all’interno della coalizione. Ma se questo è il quadro milanese, a frenare l’accelerazione dei lavori sarebbero i vertici nazionali. A parlare di candidati e alleanze, in particolare per Milano e la Lombardia, sarebbero direttamente la premier, Giorgia Meloni, e il suo vice, Matteo Salvini. La presidente del Consiglio avrebbe spiegato al leader della Lega che prima di scegliere candidato a sindaco e governatore, c’è da chiudere la partita delle nomine nelle partecipate dello Stato e il riassetto della compagine di governo. Un ragionamento logico, quello della Meloni, ma che ora deve tener conto del contingente. La crisi di Palazzo Marino non può essere sottovalutata. Sarebbe un errore madornale...

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