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Sinistra violenta in piazza, c'è chi giustidica: l'ultima vergogna del campo largo

di Alessandro Aspesi domenica 18 ottobre 2026

3' di lettura

Piazza Duomo sotto assedio, negozi saccheggiati in Galleria Vittorio Emanuele, un cantiere dato alle fiamme, quattro poliziotti feriti e più di cinquanta manifestanti fermati (più della metà minorenni). È il tragico bilancio del sabato di follia e violenza che porta le firme degli antagonisti dei centri sociali e dei maranza. Come era prevedibile la manifestazione contro il “caro vita” si è trasformata in una vera e propria azione di guerriglia urbana.

Come da giorni succede nella vicina Francia. La miccia delle violenze è scattata quando alcune decine di ragazzi incappucciati, una volta arrivati in via Broletto, hanno fatto partire una fitta sassaiola contro il reparto mobile della Polizia che stava scortando il corteo. Gli agenti hanno reagito con una carica di alleggerimento che però è riuscita a risolvere solo parzialmente la situazione. Tanto che pochi minuti dopo una camionetta della polizia con alcuni agenti all’interno, è stata circondata e isolata dai centri sociali.

VIOLENZE PROLUNGATE

Nonostante lo scioglimento della manifestazione, le violenze sono andate avanti fin dopo le 21. E oltre a pietre, sedie e tavolini, in direzione delle forze dell’ordine sono arrivate anche bombe carta. Proprio in quel momento si è verificata la saldatura tra i centri sociali e i cosiddetti maranza: nordafricani che a volto coperto si sono scagliati contro i poliziotti. Un’agente è rimasta ferita alla gamba e, protetta dagli scudi degli altri agenti, è stata messa in sicurezza. L’assedio della piazza è continuato tra fumogeni e sassaiole e nel panorama dei manifestanti non sono mancate le bandiere della Palestina. Scene alle quali residenti e turisti hanno reagito con un fuggi fuggi generale. Scene di esasperazione anche tra i commercianti costretti a chiudere i negozi.

«Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le città, no», scrive sui social la premier Giorgia Meloni: «Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos. Di fronte a scena del genere - conclude - il rifiuto deve essere unanime. Il silenzio non è accettabile». Anche il vicepremier Matteo Salvini va all’attacco dei violenti: «Centri sociali e maranza sono marciume sinistro avariato. Ci sarà ancora chi li difende?». E la capogruppo in Senato di FI, Stefania Craxi parla di «pagina vergognosa per Milano. Siamo stanchi di vedere uomini e donne in divisa diventare bersaglio di violenze». Duro il commento dell’europarlamentare leghista Silvia Sardone: «Qualcuno vorrebbe portare anche in Italia il caos e le guerriglie che vediamo anche oggi in Francia. La Lega da tempo propone la cauzione obbligatoria per far passare il concetto che “chi rompe paga”». Poi in serata si è recata all’ospedale Niguarda in visita agli agenti feriti.

Il forzista Matteo Perego di Cremnago assicura: «Con noi al governo della città mai più scene così». E per l’ex vicesindaco Riccardo De Corato (Fdi), quella di ieri «è stata una vera e propria guerriglia urbana. È il risultato di anni nei quali le giunte di centrosinistra hanno coccolato centri sociali e immigrati irregolari». Per la collega di Parlamento Augusta Montaruli «con le immagini che abbiamo visto ieri, non solo a Milano, i “ma” di alcuni esponenti della sinistra non sono ammissibili. La condanna deve essere chiara e netta».

SINISTRA SILENTE

E la sinistra? Silente o quasi. Il sindaco di Milano Beppe Sala da una botta al cerchio e una alla botte: «Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili. La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta».

A Sala sembra rispondere Mariastella Gelmini (Noi Moderati): «Nessuno vuole criminalizzare il dissenso, ma condanniamo ogni forma di violenza. Cosa che dovrebbe fare anche la sinistra». In serata Maurizio Landini, leader Cgil ha condannato «chi va in piazza con il volto coperto per fare casino... Noi non abbiamo mai utilizzato la violenza...». E sullo sciopero del 20 novembre, «abbiamo deciso di farlo nel giorno in cui gli studenti scendono in piazza in Europa per dire no alle guerre e per chiedere investimenti nello Stato sociale...».

Muti (almeno fino a sera inoltrata) i leader nazionali della sinistra. Tanto sui fatti di Milano, quanto su quelli di Torino e Bologna, messe a ferro e fuoco. A Torino i manifestanti hanno eretto barricate in via Po (tre feriti). A Bologna è stata chiusa la stazione, feriti 36 poliziotti e fermati sette manifestanti.

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