Il capoluogo con la sua Università, le chiese e i resti di S. Agostino La Lomellina con il riso e l’oca e l’Oltrepò con i suoi vini pregiati L’assessore Massari: «Terre che aiutano a conoscere la Lombardia» Quando l’estate lascia le risaie e la nebbia sale dal Ticino, la provincia di Pavia cambia passo e si racconta a tavola, lungo i cammini, tra paesaggi d’acqua e tradizioni che resistono. È la stagione in cui «Un bel vivere», il payoff del brand VisitPavia, trova il suo significato più concreto, declinato nei tre territori che compongono la provincia: il Pavese, l’Oltrepò Pavese e la Lomellina. Due dati ne fissano l’identità: Pavia è la prima provincia d’Europa per produzione di riso e la seconda, dopo la Borgogna, per superficie vitata a Pinot Nero.
Il viaggio comincia dalla città, dove il fiume è ancora la misura di ogni cosa. Il Ponte Coperto ne è il simbolo visivo, l’Università dà al centro storico un ritmo da città di studio, il Teatro Fraschini resta uno dei palcoscenici più amati. Gli Horti del Collegio Borromeo, trentacinquemila metri quadrati di parco affacciati sul Ticino a ingresso gratuito, offrono un’oasi di quiete anche nelle giornate più grigie. Il cuore spirituale è però la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, che custodisce l’arca di Sant’Agostino: un legame antico, rafforzato dalla visita di Papa Leone XIV del 20 giugno 2026, che si intreccia con il Cammino di Sant’Agostino e con «Pavia Città dei Cammini 2026», in calendario fino al 6 dicembre. Chi si ferma più a lungo può seguire il percorso sull’eredità longobarda o quello che unisce le chiese cittadine, da San Michele Maggiore in poi.
A pochi chilometri dalla città, la Certosa di Pavia è il gioiello del Rinascimento lombardo: un complesso monumentale fondato alla fine del Trecento, raggiungibile anche in bicicletta e inserito nel Cammino di Sant’Agostino, che qui trova una tappa in arrivo da Milano. Nella stagione fredda la facciata di marmi e sculture si specchia in una luce più sobria, e il silenzio dei chiostri è quello che l’estate non concede. Poco oltre, il Pavese custodisce dimore di grande suggestione: il Castello di Chignolo Po, definito la «Versailles della Lombardia», e il Castello di Belgioioso, sede di festival di richiamo nazionale. Due residenze che dicono quanto questa terra, crocevia tra Milano e il Po, sia stata a lungo luogo di corti e di potere.
Attraversato il Po, il paesaggio si increspa in colline. L’Oltrepò in autunno è un mosaico di vigne rosse, boschi di castagni e borghi in pietra: Golferenzo, Zavattarello con il castello legato ai Dal Verme, Fortunago, che conserva le atmosfere di un tempo, e Varzi, che dà il nome al Salame DOP prodotto in appena quindici comuni dell’area. È la terra del Pinot Nero e del Metodo Classico, ma anche di rossi identitari come il Buttafuoco Storico, che a Canneto Pavese ha la sua enoteca. La stagione delle castagne, il foliage, le cantine aperte e i sentieri verso Monte Penice e Monte Lesima completano un’esperienza che unisce natura, gusto e lentezza. Per scoprire l’Oltrepò con il passo giusto, la scelta più naturale è la Greenway Voghera-Varzi. Il tracciato ciclopedonale, di circa trentatré chilometri, ricalca una linea ferroviaria inaugurata nel 1931 e dismessa nel 1966: al posto dei binari corre oggi, in sede propria e con segnaletica dedicata, una strada verde che risale la valle dello Staffora da Voghera fino a Varzi, toccando Codevilla, Rivanazzano Terme, Salice Terme, Godiasco, Ponte Nizza e Bagnaria. Il dislivello complessivo è di poco più di 300 metri, con pendenza media inferiore all’uno per cento: un percorso adatto a famiglie e principianti, che attraversa campi, vigneti e boschi e passa, quasi senza accorgersene, dalla pianura padana all’Appennino. Il punto di partenza è raggiungibile in treno.
A ovest la pianura è il regno del riso. Il Carnaroli, in particolare quello certificato «Carnaroli da Carnaroli Pavese», disegna paesaggi d’acqua che in autunno si tingono d’oro e in inverno diventano specchio per la nebbia. Mortara è la terra dell’oca: il Salame d'oca IGP, insaccato nella pelle del volatile e cucito a mano come impone il disciplinare, è uno dei prodotti più riconoscibili della tradizione lomellina (la sagra dedicata al prodotto si tiene sempre l’ultima domenica di settembre), insieme alla cipolla rossa di Breme, presidio Slow Food. Lungo la Via Francigena, il Santuario di Santa Maria del Campo e l’Abbazia di Santa Croce raccontano la vocazione di strada di pellegrini di questa campagna. Vigevano ne è il cuore urbano, con la scenografica Piazza Ducale e il Castello, tra i complessi fortificati più grandi d’Europa; nelle vicinanze, il Mulino di Mora Bassa ospita una mostra permanente sulle macchine di Leonardo. Tutt’intorno, i castelli della cosiddetta «Piccola Loira», da Frascarolo a Sartirana, da Lomello a Pieve del Cairo, punteggiano la campagna come sentinelle di un tempo.
In autunno e in inverno la provincia si racconta soprattutto in cucina, con una tradizione che mescola Appennino, pianura padana e influenze emiliane e piemontesi. La zuppa alla pavese, di origine popolare, la torta Paradiso e le offelle di Parona accompagnano risotti, salumi e vini del territorio, dalle bollicine di Pinot Nero ai rossi dell’Oltrepò. Il «bel vivere» pavese vuole essere accessibile. Il progetto STAI2 - Servizi per un turismo accessibile, promosso da Regione Lombardia e guidato dalla Provincia di Pavia, è pensato per aumentare attrattività, accoglienza e accessibilità dei territori, in continuità con l’esperienza avviata nelle province di Bergamo e Brescia, per rendere ni territori raggiungibili da chiunque.
Una visione condivisa dall’assessore al Turismo Debora Massari: «Tra il Ticino e il Po, la provincia di Pavia attraversa paesaggi diversi, accomunati da una forte identità culturale e produttiva. Il fascino della città universitaria, i vigneti dell’Oltrepò e le distese di risaie della Lomellina compongono un’offerta in cui enogastronomia, paesaggio e storia si valorizzano a vicenda. In autunno e in inverno, cantine, ristoranti e itinerari permettono di scoprire un volto più raccolto del territorio, da vivere con lentezza. Il progetto “Un bel vivere” racconta questa ricchezza e invita a conoscere una Lombardia autentica, con un’attenzione crescente anche all’accessibilità».