«Dichiarazione sul rispetto dei valori della Costituzione repubblicana e antifascista». Quante volte, negli ultimi anni, abbiamo sentito parlare del famigerato “patentino antifascista”. In pratica per ottenere uno spazio pubblico, per organizzare una conferenza o per l’occupazione del suolo pubblico decine e decine di Comuni, in tutta Italia e in particolare in Lombardia, hanno congegnato questo liberticida cavillo. Addirittura a Rivoli, nel Torinese, l’hanno messa anche per effettuare i traslochi.
Ma Milano ha deciso di spiccare in questa specialità. Sulla nostra scrivania, infatti, arriva un plico. Leggiamo. “Avviso pubblico n. 04/2026 di selezione per l’assegnazione in locazione/concessione d’uso di spazi di proprietà comunale per l’attivazione di servizi e attività imprenditoriali con valenza sociale”. In pratica il sito del Comune ha emesso, il 26 ottobre, un bando inserito nell’ambito delle attività per la «valorizzazione sociale degli spazi di proprietà» della municipalità «da destinare alla realizzazione di progetti economici». L’idea è quella di portare a una diversificazione delle risorse con «una funzione di presidio e riattivazione socio-economica nei contesti periferici». Nei documenti il Comune di Milano parla di «locazione/concessione d’uso» per l’apertura di «negozi di vicinato, servizi di prossimità, servizi sanitari e di cura alla persona, progetti per i giovani e servizi di prossimità per lo sport e il benessere». Oh, finalmente un’opera di riqualificazione. Ma aspettate.
Scorriamo i documenti annessi all’avviso - andiamo dal fascicolo tecnico-informativo alla domanda di partecipazione - e l’occhio cade sull’allegato H. E così torniamo alle righe con cui abbiamo aperto l’articolo. Per partecipare al bando bisogna dichiarare «di riconoscere e rispettare i principi, le norme e i valori della Costituzione italiana, repubblicana e antifascista». Nella Milano di Sala non basta osservare la Carta costituente, ma bisogna poggiare il ginocchio a terra davanti all’antifascismo. Bisogna farlo pure per avviare un’attività imprenditoriale.
La stortura burocratica l’ha evidenziata per primo Francesco Rocca, consigliere comunale milanese di Fratelli d’Italia. «Questa è una follia ideologica. E se ci fermiamo a riflettere va contro, anche, il libero mercato. Obblighi le persone a firmare una carta che non centra nulla con il business. Al posto di rendere agevole la macchina burocratica, l’amministrazione comunale, la rende più pachidermica in stile Unione Sovietica.
Anzi, ci troviamo davanti a una brutta imitazione dell’Urss». L’esponente di Fdi non si ferma. «Contesto questa visione perché limita chi vuole fare impresa, di più è contro la democrazia. La prossima mossa? Avere la tessera del Pd per partecipare ai bandi?». E poi la promessa. «Se vinciamo le prossime elezioni cittadine togliamo questa clausola discriminatoria».
La dichiarazione antifascista a Milano ha otto anni. Tutto iniziò con la delibera di giunta comunale n.651 del 13 aprile 2018. Qui venne stabilito che «tutti i soggetti che chiedono al Comune di Milano la concessione di: suolo pubblico, sale e spazi per lo svolgimento di manifestazioni o iniziative, patrocinio, contributi diretti o indiretti» debbano sottoscrivere la dichiarazione di antifascismo. Poi l’evoluzione nel 2021 quando è stato introdotto il “patentino” pure per partecipare a «bandi per la concessione e la locazione di spazi a uso non commerciale di proprietà del Comune», come riportato nell’agosto del ’21 da Repubblica. Ora siamo arrivati alle attività imprenditoriali. Ma c’è un precedente. Infatti, anche l’avviso pubblico di selezioni n. 04/2023 porta in calce la sudditanza antifascista. Un passo alla volta e bisognerà dichiararsi in perfetta continuità spirituale coi partigiani per passeggiare sotto il Duomo?
Gli spazi di proprietà del Comune in questione nel bando sono nove. Si parla di locazione con durata di sei anni, con possibilità di un solo rinnovo, oppure di concessione d’uso per 12 anni. I soggetti a cui è indirizzato l’avviso? Quelli con scopo di lucro che svolgo attività in contesti periferici, oppure per micro, piccole e medie imprese che lavorano in siti nel contesto Erp (Edilizia residenziale pubblica). Il tutto con canoni annui d’affitto ribassati tra il 10% e il 30%.
Alessandro De Chirico, consigliere comunale di Forza Italia, vede nella scelta di «chi amministra il Comune la volontà di dare indicazioni agli uffici completamente distaccate dalla realtà. Agitano, come fosse il problema principale del Paese, il fascismo in modalità spauracchio. Ma poi perché non chiedono agli imprenditori se sono contro il comunismo, lo sfruttamento delle donne o il fondamentalismo islamico? Mi pare una ricerca infruttuosa, poi però organizzano eventi con gente che spalleggia imam oppure fanno convegni con ex brigatisti. Queste sono le priorità della giunta». Eccola, per l’appunto, la priorità del XXI secolo di Sala e soci: la preminenza antifascista.