Luca Boschi
Disneyano tenace, studioso dei generi e delle case editrici, saggista tignosissimo e sceneggiatore fiammeggiante: Luca Boschi era l’Harold Bloom del fumetto.
Ora che se n’è andato a 66 anni -nacque a Pistoia, me la sua città era Paperopoli- Luca lascia un grande vuoto. Era stato per noi giovani cronisti degli anni 90 un maestro di critica dei comics (assieme ad altri geniacci come Oreste Del Buono, Rinaldo Traini, Gianni Brunoro, Luca Raffaelli, Vincenzo Mollica); e aveva reso la narrativa per immagini uno straordinario terreno di studio e divertimento. Personalità poliedrica, Boschi fu anche autore e conduttore radiofonico e di spettacoli teatrali; aveva collaborato per riviste per scrivere sulla quali noi tutti avremmo dato un braccio: Métal Hurlant, L’Eternauta, Comic Art, Lupo Alberto, Horror, Totem, Starcomìx. Mentre con Topolino (di cui era uno dei massimi esperti al mondo, specializzato negli autori Disney italiani) aveva un rapporto specialissimo, in qualità di sceneggiatore, disegnatore, articolista e di direttore editoriale. Tra i suoi saggi che hanno fornito materiali alle generazioni di fumettofili a venire, ricordo Eccetto Topolino (sulla censura dei fumetti del Duce); Irripetibili e ]talia ride! vademecum del fumetto comico italiano. Ma conosceva perfettamente anche tutti gli altri gemerei, dall'avventura della Sergio Bonelli Editore ai supereroi della Panini Comics, all'impegno di Coconino Press e Becco Giallo. Luca aveva vinto un marea di premi, tra cui il mitico Franco Fossati; era considerato anche dai colleghi stranieri una sorta di guru gentile del settore. Se nei contenuti era un po’ Bloom, nei modi e nella tecnica ricordava Tommaso Labranca.
Ci ha spiazzati raggiungendo l’immortalità dei suoi cartoni animati...