Fuori la verità

Italia sotto attacco russo: ecco chi vogliono a palazzo Chigi gli agenti segreti del Cremlino

Maurizio Stefanini

L'attacco degli hacker russi all'Italia: ne parliamo con Marta Federica Ottaviani. Corrispondente da Istanbul e Premio Fiuggi-Storia per un suo libro su Erdogan, che ha pubblicato a gennaio Brigate Russe. La guerra occulta del Cremlino tra troll e hacker. «È un libro in cui ho voluto spiegare come è nata la guerra occulta, la guerra non lineare, e come si riconosce. Nelle conclusioni faccio un'amara riflessione su come si può operare per sconfiggerla. La guerra non lineare se la è inventata la Russia, ma la copieranno iani presto tutti. Quindi andiamo in un mondo dove sarà una delle armi principali».

Lo scorso ottobre fu il rapporto annuale sulla difesa digitale della Microsoft a spiegare che stava la Russia dietro al 58% degli attacchi hacker contro governi stranieri. O oltre il 92% dell'attività russa rilevata era attribuita alla squadra di hacking d'élite dell'agenzia d'intelligence russa SVR, meglio conosciuta come Cozy Bear.
«Nel 2021 per gli Stati Uniti sono stati sotto attacco costante da parte di hacker russi. Alcuni di questi attacchi, come quelli a SolarWinds o a Colonial Pipeline, hanno rischiato veramente di bloccare l'economia americana. Questi attacchi stanno diventando sempre più frequenti, però gli Stati Uniti stanno imparando a far fronte a questa guerra non lineare russa che non è fatta solo di attacchi hacker ma anche di infowar. Noi in Italia, purtroppo, siamo ancora molto indietro, anche solo per quello che riguarda la percezione del problema».


L'Infowar corrisponde a quella che è stata definita "Fabbrica dei Troll"...
«Hacker e troll non sono le stesse persone. Gli hacker sono gruppi apparentemente indipendenti che però agiscono dietro compenso e sono al soldo del Cremlino. Molto spesso, a seconda dei gruppi hacker, hanno anche dei legami con le diverse correnti all'interno dei servizi segreti. Però sostanzialmente sono liberi professionisti. Questi hacker russi non colpiscono mai aziende o istituzione in Russia o nell'ex-spazio sovietico che va d'accordo con Mosca. Ciò è molto interessante, proprio per far capire come ci sia un progetto geopolitico dietro. I troll sono invece dei professionisti della disinformazione. Molto spesso un troll gestisce più profili. Sono regolarmente impiegati in quella che è chiamata la Fabbrica dei Troll, o la Fabbrica delle Notizie: la Internet News Agency, che ha sede a San Pietroburgo e tra i cui finanziatori pare ci sia anche Evgeny Prigozhin, l'ex-cuoco di Putin. Oggi oligarca non solo dietro le quinte delle Fabbrica delle Notizie ma anche finanziatore della Wagner».


Tre volti di una guerra ibrida: gli hacker, i troll, la Wagner.
«Nella guerra ibrida viene previsto l'intervento armato, ma solo come extrema ratio. Questa invece è piuttosto una guerra non lineare occulta, con il fine di inquinare il dibattito all'interno delle democrazie occidentali».

Perché stanno ora colpendo l'Italia? Perché siamo un proverbiale ventre molle?
«Un po' siamo un ventre molle, sicuramente. Un po' veniamo percepiti come un Paese ampiamente manovrabile. Un po' l'anno prossimo abbiamo le elezioni, ed è chiaro che dopo averci provato con la Germania, dopo averci provato con la Francia, adesso i russi stanno puntando su di noi. In Italia si è chiaramente venuta a creare una cordata filo-russa, e il Cremlino sa che qui ha più margine di manovra che altrove. Non è un mistero per nessuno che gli oligarchi in Italia hanno fatto diversi affari».

Obiettivo di questi attacchi?
«Molto spesso si vuole anche solo creare panico. Ma con un attacco hacker si può davvero immobilizzare un Paese. Ne sa qualcosa proprio l'Ucraina, in cui nel 2013 bloccarono non solo le istituzioni ma anche i siti delle banche. O anche l'Estonia, nel 2007. Per il momento questi hacker in Italia si stanno rivolgendo solo a alcuni siti istituzionali, ma se attaccassero le grande industrie del Paese, a quel punto potrebbero veramente gettare nel panico l'opinione pubblica».

I primi a organizzare reparti di guerra informatica furono i cinesi, a fine anni '90. I russi quando è che sono arrivati?
«In realtà il dibattito risale addirittura all'epoca dell'Urss, che negli ultimi tempi non aveva più i budget da allocare all'industria della difesa. E dunque ci fu tutto un dibattito su come far la guerra in altro modo. L'avvento di Vladimir Putin al potere nel 2000 ha segnato proprio un cambio di passo in questo senso, perché Putin ha compreso immediatamente che le nuove tecnologie, il digitale, Internet potevano rappresentare un'arma formidabile».