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Delmastro, il ricatto della sinistra: deve dichiararsi latitante...

di Francesco Storace mercoledì 22 febbraio 2023

3' di lettura

Il caso Delmastro si colora di ridicolo sulle facce della sinistra. Perché tra poco pretenderanno una specie di dichiarazione di latitanza del sottosegretario e magari un po’ di 41bis pure a lui. Siamo arrivati all’assurdo, al ricatto, alla minaccia parlamentare. E la maggioranza dovrebbe sentire il dovere di mettere fine ad un’autentica pagliacciata ordita da un’opposizione che è a caccia di nemici come unico elemento unificante di un’identità sparita. Ricapitolando: lo Stato acciuffa Matteo Messina Denaro e lo sbatte al 41bis; con l’arrivo del governo Meloni un terrorista anarchico di nome Alfredo Cospito, nello stesso regime di detenzione ma da maggio 2022, inscena lo sciopero della fame. Delmastro legge una relazione sulle confidenze in carcere – proprio al 41bis – tra Cospito ed altri delinquenti. È materiale che legge anche Giovanni Donzelli, deputato di Fdi come il sottosegretario, e anche un discreto numero di giornalisti che spiattellano quel che hanno acciuffato da qualche funzionario dello Stato.

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Il verde Bonelli denuncia Delmastro e Donzelli. Di fronte alla denuncia, la magistratura indaga i due e interroga in particolare subito Delmastro. Di lui, in particolare, la sinistra che lo ha denunciato e quindi fatto indagare, chiede le dimissioni. Di più: non lo vuole vedere neppure in Parlamento sennò abbandonano i lavori. Domanda: ma siamo impazziti? Ma che razza di modalità di “opposizione” hanno in testa? Mentre in giro c’è una pessima aria di contestazione del regime penitenziario e devastano le città rivoltosi anarchici che vogliono Cospito libero e chissà se pure Messina Denaro e gli altri 750 gentiluomini che sono reclusi al 41bis nelle carceri italiane, che fa la sinistra? Attacca il governo.

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Davvero è una sceneggiata che sta diventando insopportabile. Uomini e donne che hanno governato l’Italia si distinguono con un atteggiamento forcaiolo per cui basta un interrogatorio a decretare la fine di un mandato da sottosegretario. A guardare bene questa storia si intravede solo malafede di una sinistra che è in difficoltà per quelle visite in carcere – non una sola - al terrorista anarchico. Da quegli incontri, e da quello che si è saputo sugli altri colloqui con i detenuti al 41bis chiesti proprio da Cospito, è partito quello che è uno scandalo. E certo non lo è quello che viene incredibilmente imputato ad Andrea Delmastro. L’ex ministro della giustizia, Andrea Orlando (che oggi sarà sentito dal giurì della Camera sul caso Donzelli), chiede addirittura la fine di quel regime carcerario per l’anarchico. Come se fosse la politica a doverlo decidere e non la magistratura. È un pessimo esempio, una suggestione da evitare. Lo Stato non può abdicare. Invece, questa sinistra che va a trovare in carcere autentici delinquenti, prova fastidio ad incontrare un sottosegretario in Parlamento. Tra poco lo vorranno linciare, continuando così. Purtroppo, tra sconfitte elettorali e deludente fase congressuale del Pd, stanno perdendo il lume della ragione. E colpiscono a casaccio. È una sinistra che pensa alla giustizia modello Cristo o Barabba. Lo fecero anche per Matteo Salvini mandandolo alla sbarra al processo di Palermo, a colpi di maggioranza al Senato. Ma non è questa la civiltà giuridica degna del nostro paese. Dire al sottosegretario indagato per mano loro di non farsi vedere alla Camera o al Senato è davvero qualcosa di barbaro. Se vogliono l’Aventino, scelgano di meglio. Perché se insistono con lo sciacallaggio contro chi ha scoperto che cosa si dicono in carcere mafiosi e anarchici poi non si lamentino se qualcuno chiede loro da che parte stanno, se con lo Stato o dall’altra parte. Ah già, non si può. Loro fanno quello che gli pare. E se cominciasse finalmente a farlo anche la maggioranza? 

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