La rivoluzione russa passa da Montecarlo. O meglio: dal profilo Instagram di una ex-gieffina russa con 13 milioni di follower e un filtro bellezza sempre attivo. È il teatro surreale della dissidenza formato social, dove a parlare non è un oppositore in esilio braccato, ma Victoria Bonya, 46 anni all’anagrafe e 26 su schermo, modella e influencer che martedì ha deciso di rivolgersi direttamente a “Vladimir Vladimirovich”. Cioè al presidente russo Putin. Così, senza intermediari.
Diciotto minuti di sfogo, un milione e mezzo di like, 27 milioni di visualizzazioni e un messaggio che — sorpresa — arriva fino al Cremlino. Tanto che il portavoce Dmitry Peskov si è affrettato a dire che la creator “tocca molti argomenti” e che “nessuno viene ignorato”. Traduzione: quando parla una influencer, qualcuno ascolta. Quando parla un dissidente vero, finisce in galera. Victoria Bonya picchia duro, almeno all’apparenza, davanti al suo oceano di followers: “La gente ha paura di lei (rivolgendosi a Putin, ndr), gli artisti hanno paura, i governatori hanno paura. Stanno googlando tutti ‘come andarsene dalla Russia’”. Poi il passaggio chiave: “C’è uno spesso muro tra noi cittadini ordinari e lei, presidente. Noi non dovremmo temerla”.
Parole che sembrano ribellione, ma suonano quasi come una carezza istituzionale. Perché mentre elenca disastri concreti — l’alluvione in Daghestan, i blackout di Internet, il petrolio nel Mar Nero, il bestiame da abbattere, i prezzi alle stelle — sulla guerra cala una nebbia sospetta: “I ragazzi che sono partiti per invadere l’Ucraina lasciando le madri”. Sipario. È una sana opposizione o un copione già scritto, da parte di un’influencer che fino a poco tempo fa tagliava borse Chanel in diretta contro “l’Occidente traditore”? Secondo Ivan Zhdanov, ex alleato di Navalny, dietro ci sarebbe la regia di Sergei Kiriyenko. Obiettivo: simulare ascolto, in vista delle elezioni della Duma. Perché in Russia puoi dire tutto. Basta dirlo nel modo giusto.