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Minetti, Travaglio perde la testa: "La procura si scusi o li denunciamo", sverniciato da Bocchino e Mieli in tv

giovedì 4 giugno 2026

3' di lettura

Marco Travaglio capitola. Era inevitabile. Nello studio di Otto e Mezzo si consuma la resa del direttore del Fatto Quotidiano che ha incassato due colpi: l'ok da parte della procura di Milano alla grazia per Nicole Minetti e il crollo delle accuse contro Berlusconi e Dell'Utri per le stragi del '93. Due cavalli di battaglia del Fatto che si sono sciolti come un gelato all'equatore. Ma Travaglio davanti a Paolo Mieli e Italo Bocchino, ospiti in studio dalla Gruber, non molla e attacca: "Le mie indagini dicono altro", spiega ponendosi in un delirio di onnipotenza anche al di sopra delle procure. "Il caso è chiuso per quello che riguarda le competenze del presidente della Repubblica, del ministro della Giustizia e della procura generale di Milano, che hanno chiesto all’oste se il vino è buono e questo ha risposto che è ottimo. Non è chiuso per noi, che continueremo a lavorare su questa vicenda invereconda per dare delle notizie. Non sta a a noi del Fatto quotidiano dare o togliere le grazie, lo fa chi ne ha la competenza. Ci siamo semplicemente occupati di una grazia che non stava né in cielo né in terra. Abbiamo intervistato testimoni che hanno smontato punto per punto il parere favorevole alla grazia dato a gennaio dalla procura generale di Milano. Abbiamo offerto ai nostri lettori delle notizie. Intanto, che fosse stata concessa la grazia, visto che il Quirinale aveva nascosto la notizia. Abbiamo fatto interviste che non possono essere smentite perché fatte a testimoni non consultati dai magistrati", pontifica dalla Gruber.

Ma non finisce qui: "Abbiamo un inviato in loco e continueremo a raccontare che i due presupposti all’origine della grazia non ci sono: che Minetti ha cambiato vita e che sottrarla ai servizi sociali che le avrebbero tolto il passaporto avrebbe pregiudicato il trasporto del bambino malato all’unico ospedale al mondo che poteva curarlo. Può anche raccontare che gli asini volano, ma l’unica cosa che la procura generale non può fare è accusare il Fatto quotidiano di falso. È diffamazione; non possono farlo perché non hanno sentito le persone che abbiamo sentito noi. Quella cosa lì se la rimangiano e ci chiedono scusa altrimenti li denunciamo".

E ancora: "attarella ha letto le notizie del Fatto quotidiano. Sa che non siamo dei falsari e si è affidato alla procura generale, ma purtroppo il caso è stato affidato allo stesso magistrato che se n’era occupato la prima volta. Abbiamo appena votato addirittura per separare le carriere, non potevano almeno affidarlo ad un altro magistrato?”, ha detto il direttore de Il Fatto Quotidiano. “Secondo me, Mattarella è un amante del pericolo- continua Travaglio – È un uomo che nonostante la sua fama di prudenza è uno spericolato. Con il rischio a cui va in contro con un caso così spinoso, con dei peperini come i personaggi di cui stiamo parlando e con le notizie che continuano ad arrivarci dall’Uruguay, secondo me è un amante del brivido”. Sulle accuse ricevute: “Vorrei vedere se dessero a voi dei falsari…”, conclude Travaglio. Insomma una disperata difesa davanti a quanto bollinato dalla procura, dal ministero e dal Colle. Inutile dire che sui social sono partite ovazioni per Bocchino e Mieli: "Travaglio in difficoltà, lo stanno sverniciando...", scrive un utente. Nulla da aggiungere. 

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