Pure gli avvocati della Camera penale di Milano sculacciano Marco Travaglio, dopo il suo articolo sul Fatto Quotidiano del 5 giugno in cui rivolgendosi alla procuratrice generale Francesca Nanni la attaccava sulla vicenda della grazia concessa (dal Quirinale) a Nicole Minetti. I penalisti milanesi prendono posizione «per contrastare un tale genere di scomposte invettive che mettono indebitamente in discussione il ruolo stesso della giurisdizione». In una nota gli avvocati spiegato che «quel che è peggio» è che Travaglio «mette in discussione la stessa funzione e la relativa procedura di un istituto costituzionalmente previsto come quello della grazia e, non ultimo, mostra - anche questa non è una novità- disprezzo per il ruolo della difesa».
Quanto al caso specifico, spiegano i legali della Camera penale, «non entriamo certo nel merito della vicenda sulla quale, secondo una prassi ormai dilagante, s’intrattengono invece quotidianamente molti canali social e alcuni media, che pretendono di sostituirsi a chi è istituzionalmente chiamato, ciascuno nel proprio ruolo, a esercitare la delicatissima funzione giurisdizionale e, quanto al caso di specie, quella altrettanto complessa di valutare la meritevolezza di un provvedimento di clemenza». La reprimenda prosegue: «Da tempo denunciamo questa deriva, che travolge, oltre ai fragili equilibri della Giustizia, persone e istituzioni, senza arrestarsi nemmeno di fronte a una prerogativa costituzionalmente riconosciuta al Presidente della Repubblica, la prima carica dello Stato». È un tema, chiudono gli avvocati, «innanzitutto culturale su cui, oggi come in futuro, noi operatori di giustizia siamo chiamati ad interrogarci e, ciascuno secondo la propria prospettiva e le proprie possibilità».
Tornando alla questione giudiziaria, ieri il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato «decaduto» il titolo esecutivo della pena per Nicole Minetti. La grazia concessa da Sergio Mattarella che ha sospeso la sua pena (un totale di 3 anni e 11 mesi per il caso Ruby bis e per il caso “Rimborsopoli” quando era in carica consigliera regionale lombarda) quindi resta. La richiesta della sostituta procuratrice Valeria Marino andava proprio in quella direzione.
Lo scoop del Fatto, su cui la stessa procura milanese si era mossa ordinando accertamenti anche tramite l’Interpol a caccia di conferme, si è rivelato una patacca bella e buona, tra interviste ritrattate, insinuazioni e bugie. «Il procedimento di esecuzione che ha riguardato la signora Minetti è chiuso», hanno scritto in una breve nota i legali dell’ex esponente di Forza Italia, gli avvocati Antonella Calcaterra e Pasquale Pantano, comunicando che «il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha dichiarato non luogo a deliberare in ordine all’istanza di affidamento per intervenuta revoca dell’ordine di esecuzione della pena a seguito di concessione della grazia». Il caso, se mai è esistito, è chiuso. Ora definitivamente. Con buona pace del Fatto Quotidiano.