Questa foto con al tavolo Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: sono destinati a rimanere quattro amici al bar, che volevano cambiare l’Italia?
«Il rischio c’è. D’altronde diciamolo: Matteo Renzi nel campo largo è un imbucato. Si rilancia nel centrosinistra offrendo il suo metodo brevettato di lotta alla destra».
Ma la sinistra di oggi lo vuole, perché già si parla di un ingresso della gamba centrista nel campo largo a ottobre, per non dare subito l’impressione di un’accozzaglia?
«Per i grillini, ma anche per Avs, l’ex rottamatore è una vergogna da coprire, un po’ come quando hanno messo i braghettoni ai nudi di Michelangelo nel Giudizio Universale».
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Sarà che forse, galvanizzata da Roberto Vannacci, la sinistra si sente di aver già vinto e adesso fa le liste di proscrizione e litiga prima delle elezioni, mentre un tempo aspettava almeno il loro esito. Conte e Fratoianni hanno già detto che vogliono fare l’esame del sangue a Renzi, che l’alleanza con lui non è scontata, che possono vincere anche senza... «Ma quella foto è il simbolo di una deriva che il campo largo dovrebbe evitare, a meno che non voglia perdere», riflette Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera e grande esperto di teste rosse. «Più si radicalizzano, più allontanano il ceto medio», garantisce l’autore di La Costituzione non è di sinistra - Contro l’uso politico della Carta (Silvio Berlusconi editore), in libreria da poco più di un mese, secondo il quale «far fuori Matteo sarebbe un grave errore». Quanto ai litigi nella coalizione, per Polito «non sono una novità, ma la regola: la scorsa settimana c’è stato quello sulla patrimoniale», che non a caso vede Renzi contrarissimo.
La banda dei quattro ha annunciato due appuntamenti a luglio: siamo nella fase del richiamo della foresta?
«Ha un senso, perché per il campo largo il vero problema non sono i centristi o Renzi ma quello che sta nascendo alla sua sinistra. C’è un’area, in parte filo-russa, che va da Potere al Popolo ad Alessandro Di Battista, a Francesca Albanese e al professor Angelo D’Orsi, che può arrivare anche al cinque per cento».
Sono i Vannacci della sinistra?
«Sì, ma a differenza del generale non credo siano destinati a ridimensionarsi».
Il campo largo dovrà scegliere tra loro e Renzi?
«Loro valgono ben più di Renzi, che ormai è un voto di simpatia personale, ma non sono irreggimentabili. Penso che il gioco con Matteo sia tenerlo fuori per ora per poi applicargli delle condizioni dure per entrare».
Non è una questione anche di programma, tra cui appunto la patrimoniale?
«Come diceva Silvio Berlusconi, il programma non va fatto, perché ti fa perdere le elezioni. Se il campo largo mette nero su bianco quel che pensa, rischia di perdere voti. Faranno un piano il più generico possibile, denso di parole belle ma che non dicono nulla».
Non è quindi solo la Costituzione a non essere di sinistra, non lo sono neanche gli italiani?
«Le recenti uscite dal Pd di Pina Picierno, Marianna Madia, Elisabetta Gualmini, erano forse inevitabili, visto quanto Schlein ha portato a sinistra il partito. Però sono anche la dimostrazione che la rottura dei dem con Carlo Calenda e la sinistra più moderata è definitiva e non ci saranno trattative per ricomponimenti».
Quindi contro questa sinistra sempre più sinistra Giorgia Meloni può rivincere malgrado Vannacci?
«Sì, soprattutto se avrà la forza di non allearsi con lui. Il generale potrebbe essere un’occasione per Fratelli d’Italia per liberarsi definitivamente da ogni accusa di neofascismo e per guadagnare credibilità e consensi in un’area moderata».
Non è una visione un po’ troppo da sinistra?
«No; anzi, penso che Meloni dovrebbe cavalcare la bandiera del voto utile, puntando sul fatto che scegliere Vannacci significa mandare al governo la sinistra e garantirsi la patrimoniale».
Ci saranno le primarie a sinistra?
«Mi sembrano inevitabili, se le coalizioni dovranno indicare sulla lista il nome del candidato premier. Quelle sono un problema più del programma, perché sono divisive».
Le vince Conte?
«Può benissimo vincerle; e anche se le perdesse, otterrebbe un risultato alto, che gli consentirebbe ampio potere contrattuale».
Conte è l’antirenziano più feroce...
«La recente operazione voluta da Goffredo Bettini, l’ideologo del campo largo, di lanciare la lista dell’assessore romano Alessandro Onorato è una chiara mossa a favore di Conte e ostile a Renzi».
Avrà successo?
«Ma chi è Onorato fuori dal raccordo anulare? Ha fatto bene Silvia Salis a tirarsi fuori da ogni operazione centrista in vitro».
Avremo quindi un campo largo con al più una gambetta centrista?
«Io credo che alla fine sarà Conte a spostarsi al centro e coprire quell’area, cavalcando i temi della sicurezza, dell’immigrazione e di una nuova Europa dove è nata una maggioranza non più Ursula».
Ma i cosiddetti poteri forti voteranno a destra o a sinistra?
«I poteri finanziari ed economici ormai preferiscono il centrodestra, che ha tenuto in ordine i conti e garantito stabilità. La sinistra è troppo litigiosa».
E i poteri romani, il cosiddetto deep state burocratico?
«Eh no, quello è allergico al centrodestra e si sente meglio tutelato dalla sinistra, che è un potere frastagliato e feudale, dove finisci sempre per trovare il tuo interlocutore».
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