Barbara Berlusconi risponde a Giovanni Brusca: "Trovo intollerabile che, ancora oggi, le inverosimili e ridicole affermazioni di persone che si sono macchiate dei delitti più efferati — e che oggi parlano addirittura da uomini liberi — vengano utilizzate per alimentare l’ennesima damnatio memoriae contro mio padre. Da oltre trent’anni si inseguono teoremi, suggestioni e sospetti alimentati dalle solite procure. Le prove, invece, continuano a mancare. Il processo Baiardo si è trasformato in un processo bis sulle stragi del ’93-’94, riesumando accuse contro Berlusconi e Dell’Utri già archiviate. Una vicenda giudiziaria semplicemente surreale. Mio padre non può più difendersi. Proprio per questo continueremo a farlo noi, ogni volta che sarà necessario".
Secondo il pentito le stragi del 1992-'93 dovevano essere usate "come strumento politico, come se fossero suggeriti dalla sinistra" per agevolare la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Questo uno dei passaggi della testimonianza resa oggi dall'ex boss di Cosa nostra, in collegamento da località segreta, al processo che vede imputato a Firenze il gelataio di Omegna Salvatore Baiardo, accusato di calunnia aggravata nei confronti del giornalista Massimo Giletti e dell'ex sindaco di Cesara Giancarlo Ricca, di aver favorito l'ipotesi di un 'patto stragista' tra mafia e l'allora nascente partito di Forza Italia. Brusca ha riferito di colloqui avuti con Bagarella e che Cosa Nostra aveva tentato l'avvicinamento di Berlusconi tramite Vittorio Mangano. Era stata paventata l'ipotesi di compiere ulteriori attentati "se non ci avesse dato una mano, per metterlo in difficoltà".