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Il tablet di Lavitola spedito in Montenegro

di Giacomo Amadori domenica 27 settembre 2026

5' di lettura

Nell’ultimo periodo, prima del suo arresto, l’epicentro degli affari e dei misteri che ruotano intorno a Valter Lavitola, non erano né l’Africa, né il Brasile, ma era il Montenegro, lo Stato balcanico affacciato sull’Adriatico. È un Paese che attira investimenti nel turismo di lusso, nell’immobiliare, nell’energia e nei servizi digitali. E anche Lavitola stava operando in quei settori. Per diversi mesi non è andato all’estero, ma nel 2026 ha fatto un’eccezione e, tra il 19 e il 21 giugno, insieme con l’amante brasiliana Adriana, si è recato in Montenegro. Proprio durante tale trasferta si è svolta la famosa videochiamata a tre con Sigfrido Ranucci che questo giornale ha svelato più di un mese fa.

A quanto ci risulta, Lavitola è andato in Montenegro per aprire un conto presso la banca Hipotecarna, ma sembra che non sia riuscito a scaricare l’app sul suo computer. Nell’ex Jugoslavia il faccendiere può contare sulla preziosa collaborazione di un imprenditore montenegrino che conosce da diversi anni e che ha vissuto in Italia (in particolare nella zona di Pavia). L’uomo si chiama Srdjan Kuljaca e l’ex compagna di Lavitola, Natalia Potenza, nelle ultime settimane ha raccolto informazioni sul suo conto e adesso, a quanto risulta a Libero, sarebbe pronta a condividere con i magistrati della Procura di Roma le sue scoperte.

Per esempio, nei tanti discorsi che Lavitola faceva, Srdjan veniva descritto come un ex agente dei servizi segreti jugoslavi. Una nostra fonte montenegrina ci ha spiegato: «Srdjan è attivo nel settore del turismo da molti anni. Per un periodo si è occupato di portare nel nostro Paese gruppi organizzati di cacciatori italiani». I due si sarebbero conosciuti proprio per la comune passione per l’attività venatoria.

PROBLEMI TECNICI
Non avendo il viaggio di giugno prodotto i risultati sperati, nelle settimane successive, il mandante dell’attentato a Ranucci avrebbe riprovato a risolvere i problemi con l’home banking per poter gestire i suoi movimenti finanziari dall’Italia. Dopo la perquisizione del 4 luglio e prima di essere arrestato, non potendo più lasciare l’Italia, avrebbe consegnato un tablet bianco (mai sequestrato) a una persona di fiducia in partenza per l’Albania. Il 19 agosto, nel Paese delle aquile, l’emissario avrebbe consegnato a Srdjan il dispositivo. Il fatto che il montenegrino si sia sobbarcato lo spostamento conferma l’importanza della missione e, nello stesso tempo, fa sorgere un interrogativo: Srdjan si è mosso davvero solo per consentire l’aggiornamento del tablet con l’app della banca? E se è così, perché è autorizzato a farlo? È cointestatario del conto? Ma la domanda più importante è questa: le provvigioni destinate a Lavitola per la sua attività di consulente o di intermediario di operazioni immobiliari venivano trasferite in Montenegro? E se sì, da quando?

A giugno il faccendiere, insieme con due avvocati della Deloitte (Emiliano Ferdinando Russo e Giuseppe Oppedisano), con i rappresentanti dell’impresa di costruzioni Macos (tra gli altri, il presidente romeno Marius Neagu e il ceo Oscar Magoni) e con il suo avvocato di fiducia, Gianni Meliadò, stava mettendo a punto i «contratti ancillari» collegati alla compravendita di un podere di 1.000 ettari a Chiusdino, in provincia di Siena. Un affare da 2,2 milioni di euro che ha visto come compratore la Macos e come venditore l’avvocato Alfonso Luigi Marra, altro amico di Lavitola, in rappresentanza di una società inglese (riconducibile allo stesso Marra), la Mansfield brown limited. Lavitola è stato coinvolto come intermediario e, da un carteggio visionato da Libero, si comprende che la Macos era pronta a garantirgli pagamenti all’estero (in Romania e in Africa) attraverso almeno due contratti di consulenza, presenti nelle mail solo in bozza. La B.G. media srl, con sede legale in Romania, avrebbe dovuto versare un importo forfettario anticipato di 90.000 euro, per un «incarico di consulenza strategica internazionale». Un’altra ditta riconducibile alla Macos, la Business solutions, avrebbe dovuto assicurare un contratto di consulenza legale all’avvocato africano di Lavitola, Tariro Martha Shoko di Harare, Zimbabwe. «Compenso e modalità di pagamento dovranno essere discussi domani con Marius (Neagu, ndr)» precisava in una mail l’avvocato di Deloitte, Russo.

AFFARE DA 300.000 EURO
Inizialmente ad avvalersi delle prestazioni della professionista doveva essere la Macos che, però, nella bozza di contratto è stata sostituita dalla già citata Business solutions. Qui gli importi dell’accordo non sono indicati e la relativa casella è lasciata in bianco. Ma l’affare più sostanzioso, del valore di 300.000 euro, era una compravendita immobiliare. In una mail del 10 giugno Lavitola scrive: «Montenegro: valore 300 k. Pagamenti mi accordo io per tutti. Grazie». Lo stesso giorno, l’avvocato Russo, via mail, ritrasmette la bozza del «contratto Opzione Montenegro» in cui resta da «inserire il prezzo dell’immobile Montenegro e modalità di pagamento». Non si capisce bene a che titolo Lavitola si interessi a questo affare immobiliare che si sarebbe dovuto concludere entro il 31 dicembre. Quel che pare certo è che la trattativa fosse collegata a quella di Chiusdino, conclusa a fine giugno. È per questo che Lavitola, nel pieno delle indagini per la bomba, vola con l’amante in Montenegro. La Deloitte avrebbe messo a punto il «contratto di opzione per compravendita di terreni» e l’acquirente sarebbe dovuta essere la Macos. Il venditore era, invece, la società Italian investment di Budva, vivace città costiera montenegrina, ricca di vita notturna e servizi.

L’ISOLOTTO-RESORT
I beni al centro dell’affare erano due terreni, un frutteto di 2.279 metri quadrati a Sveti Stefan (minuscolo ed esclusivo isolotto-resort pensato per la tranquillità e il lusso) e un altro terreno di 477 nella vicina Budva (le due località distano una decina di chilometri e l’isolotto fa parte del Comune di Budva). La direttrice della Italian Investment è Jelena Kuljaca, la moglie di Srdjan. Nella zona esiste una donna con lo stesso nome che è stata Segretario per l’Economia nel Comune di Budva, il nostro assessore, e, in questa veste istituzionale, si è occupata attivamente di iniziative locali, tra cui lo sviluppo del turismo.
Secondo la nostra fonte, però, si tratterebbe di un caso di omonimia.

«La Italian investment risulta registrata come proprietaria di un immobile nella zona di Sveti Stefan e non sembra avere una situazione finanziaria particolarmente positiva. Il suo fondatore/azionista è la società italiana Artemide estate srl» continua il nostro informatore. Vicino a Budva si trova anche la principale attività di Srdjan. Il suo numero di cellulare è il contatto di una struttura ricettiva chiamata Old house, «il primo centro specializzato per ritiri spirituali del Montenegro, il luogo ideale per ritiri, tour di yoga, seminari e corsi di formazione». Si trova nel piccolo borgo collinare di Kuljace, «in una posizione unica, un antico borgo isolato sulle pendici del monte Pastrovska, a 470 metri sul livello del mare, un luogo energeticamente potente vicino al mare, alle spiagge più belle, a Budva e all’isola di Sveti Stefan».
Noi, ieri, abbiamo chiesto chiarimenti a Srdjan, ma è stato come sbattere contro un muro: «Io vi posso dire solo una cosa: che voi italiani siete i benvenuti in Montenegro. Potete venire qui e bere qualcosa. Ma non ho proprio voglia di parlare di Valter Lavitola e della stupidaggine che è successa a me». Insistiamo. Ma lui è irremovibile: «Possiamo sederci e parlare di tutto, del futuro del Montenegro, del turismo, ma non di Lavitola. Non insista, io non ho mai chiuso il telefono in faccia a nessuno...». Ma c’è sempre una prima volta. Ed è stata ieri.

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