Come suo solito, Massimo Cacciari non le manda a dire. Ospite di 24 Mattino il filosofo si scaglia contro il cosiddetto campo largo alle prese con divergenze e mancanza di programma. "Nel centrosinistra si scriverà prima il programma e poi si sceglierà il candidato premier? Ma sono putt***", tuona senza mezzi termini prima di definire "non seria" la discussione sul programma comune e contestando l’utilità delle primarie per scegliere il leader della coalizione.
Per Cacciari, in fatto di leadership, "c'è una bella differenza, obiettivamente Meloni può piacere o non piacere, per carità, ma sono cose obiettive: ha dato prova di una straordinaria abilità politica. Dieci anni fa aveva una forza politica del 4-5 per cento, l’ha portata a essere la forza maggiore della destra, è andata al governo e il suo governo è durato quattro anni, malgrado contraddizioni interne strepitose e magari non abbia fatto assolutamente nulla".
Invece, insiste l'ex sindaco di Venezia, "nel centrosinistra non è mai esistito il principio per cui il segretario del partito con più voti è il leader della coalizione. Ma quando mai è esistito questo principio?". Nel centrodestra, d'altro canto, la situazione è diversa: "La Meloni, per la sua parte, è la leader fuori discussione. E lo è sia per i voti che per il carisma. La Schlein deve ancora dimostrare assolutamente tutto". Da qui la stoccata sull'alleanza di centrosinistra: "Sulle questioni decisive, come Ucraina, Russia, Palestina e Israele, ci sono contraddizioni palesi e irrisolvibili non solo tra Pd e M5s, ma anche all’interno dello stesso Pd".