Quando si parla di candidati di Avs, per qualsiasi tipo di consultazione, le indiscrezioni concernono sempre personalità con caratteristiche precise: forte impatto mediatico di recente acquisizione (giusto per non far mancare il gusto della novità); nessuna rilevante competenza specifica; alto valore simbolico della propria figura conquistata per aver perorato (poco importa se in buona o cattiva fede) le più improbabili battaglie ideologiche della sinistra antigovernativa. Non ha perciò destato sorpresa l’indiscrezione lanciata ieri mattina da Repubblica sulla possibile candidatura della storica Michela Ponzani alle primarie del Campo largo. Le sue quotazioni, secondo il quotidiano, sono aumentate enormemente a discapito di quelle di Francesca Albanese. La Ponzani, come è noto, è stata protagonista qualche giorno fa di un alterco con Ignazio La Russa che ha tentato di delegittimare insinuando di una sua partecipazione ai violenti scontri di piazza milanesi del 1973 che portarono alla morte di un giovane agente di polizia. Il presidente del Senato aveva annunciato una querela, chiamando la Ponzani «signora» e non «professoressa» come lei ha poi detto di esigere nonostante sia una docente a contratto e non di ruolo. Professoressa o no, il fatto a mio avviso da sottolineare è che la Ponzani, pur avendo una forte visibilità mediatica, non ha finora prodotto studi scientifici particolarmente rilevanti da poterla annoverare fra i grandi storici italiani.
E già questo dovrebbe far riflettere su come la sinistra, che un tempo vantava candidature di intellettuali di vaglia, oggi insegua studiosi conosciuti più per le polemiche mediatiche che non per il prestigio e l’autorevolezza raggiunti nella propria disciplina. Ma, in verità, tutto si tiene: la Ponzani risponde perfettamente a quell’identikit del candidato ideale di Avs a cui il partito di Bonelli e Fratoianni ci hanno abituato. Insomma, è solo l’ultimo pezzo dell’albo delle figurine che il partito sta collezionando. In principio fu Soumahoro che fu candidato al Parlamento come esponente dei braccianti extracomunitari sfruttati, ma che presto si scoprì essere al centro di una rete familiare che sfruttava essa sì poveri lavoratori. Poi arrivò Ilaria Salis, la cui candidatura a Strasburgo la sottrasse al giudizio per atti di violenza a cui era destinata in Ungheria. Tutte candidature con una forte carica ideologica e tutti candidati la cui azione si è rivelata spesso in contraddizione con gli ideali professati, nel solco della consolidata tradizione di ipocrisia che è propria della sinistra.
Non è perciò un caso che i nomi che sono circolati in questi giorni in casa Avs per le primarie siano stati quelle di altri personaggi non certo raccomandabili: da Siher all’Albanese, fino appunto alla Ponzani. La quale, in verità, ha «smentito categoricamente», dicendo di non essere interessata ma aggiungendo beffardamente che «se qualcuno vuole confutare ciò che scrivo o dico lo faccia con le fonti».
Smentire una candidatura è prassi consolidata, né è lecito pensare che Repubblica l’abbia sparata grossa senza ascoltare fonti accreditate di Avs e del Campo largo. Staremo comunque a vedere. Quanto al richiamo alle fonti, l’impressione è che proprio il loro uso spregiudicato sia la cifra di quest’ultima aspirante al ruolo di voce ufficiale dell’antifascismo senza fascismo, e cioè ideologico e strumentale, che è propria di una sinistra sempre più a corto di idee, di senso critico e soprattutto di buon senso.