Riproponiamo "Le interviste con i protagonisti" di Giovanni Terzi. Qui il colloquio con l'ambasciatore di Taiwan in Italia, Andrea Sing-Ying Lee
«Attendiamo con grande fiducia il governo Meloni». E poi: «Noi vogliamo bene al popolo cinese perché è laborioso, ama la famiglia, lavora per il benessere sociale: al contrario non possiamo volerlo al partito comunista cinese che è autocratico. E tra democrazia e autocrazia noi saremo sempre dalla parte giusta. Lo conferma la storia: dove c'è conflitto tra libertà e non libertà, prevale sempre la prima». Così l'ambasciatore di Taiwan in Italia, Andrea Sing-Ying Lee, inizia la nostra intervista.
Ambasciatore, lei è rappresentante di Taiwan in Italia da quattro anni. Qual è il suo bilancio di questo periodo?
«Sono molto soddisfatto. Giudichiamo molto positivamente questi anni. Abbiamo aperto una divisione culturale che completa quel mosaico di attività che avevamo deciso di creare. Mancava infatti una dimensione culturale che ho personalmente voluto implementare. In più abbiamo aumentato le nostre risorse da investire in Italia anche nel settore del commercio e ogni anno abbiamo aggiunto 500 milioni di nuovi investimenti. L'Italia ha incrementato le sue esportazioni a Taiwan con un avanzo commerciale di 400 milioni di euro. Il vostro Paese esporta più di quanto importi. Abbiamo inoltre rafforzato gli scambi accademici. Oltre 40 professori italiani ogni anno vanno ad insegnare a Taiwan».
Qual è lo Stato delle relazioni tra Taiwan e l'Italia?
«Sono stati quattro anni di crescenti rafforzamenti diplomatici tra i nostri Paesi ed adesso ci prepariamo con grande fiducia al nuovo governo di Giorgia Meloni, la prima donna premier per l'Italia. Lavorare con Taiwan ad ogni modo non è un interesse di “partito”, ma un interesse italiano. Su questo abbiamo costanti attenzioni reciproche che si possono sempre migliorare. Come ho detto ho fatto aumentare la nostra struttura in Italia, con più personale. Ho più divisioni culturali e sono riuscito a fare anche, per esempio, un passo avanti nel trasporto aereo. Tra due settimane ci sarà il volo inaugurale Milano Malpensa-Taipei».
Perché è importante questo collegamento aereo?
«Lo è perché si prevede un aumento di passeggeri e di turisti che già oggi sono oltre 250.000 l'anno, tra Taiwan e l'Italia, con circa 15.000 italiani che visitano il nostro Paese. Ricordiamoci che nel 2026 ci saranno le Olimpiadi invernali Milano-Cortina e Taiwan vorrebbe supportare questo importante evento sportivo. E poi, cosa principale, si prevedono maggiori investimenti diretti attraverso la fusione e l'acquisizione attraverso il field management, cioè attraverso la creazione di fabbriche. Quindi tutte queste attività, la mobilità il flusso di persone che si muovono per affari, per studio o per fiere o per eventi sportivi, turistici prevedono un forte sviluppo. Quindi la rotta Milano-Taipei, evidenzia i costanti rapporti tra i nostri due Paesi».
Intanto continuano le esercitazioni militari cinesi attorno all'isola. Come vivete le crescenti tensioni?
«Osserviamo ovviamente con forte preoccupazione ma siamo sereni nell'anima perché pur essendo un vicino malvagio noi lo conosciamo da più di 73 anni e quindi dobbiamo anche convivere con questa realtà e posso citare casi simili come quelli finlandesi, polacchi, ucraini. E poi la Cina è sempre un vicino forte e prepotente, presuntuoso. Noi siamo preparati, nel senso che sappiamo come difenderci, lo abbiamo imparato in tutti questi anni. Per questo apprezziamo tantissimo l'appoggio morale e la solidarietà ricevuta in tempo di pace. Quando ci sono delle tensioni, sappiamo di poter contare su appoggi materiali. E noi siamo convinti di poterci difendere da soli. Abbiamo oltre 300.000 soldati regolari e 3 milioni di riservisti. Credo sia una deterrenza e abbiamo la determinazione che ci permette di difenderci da soli. E la Cina, in 73 anni, non ha mai avuto il coraggio di risolvere il problema in maniera non pacifica. Certo, confidiamo di continuare questa pace o cessate il fuoco o questa tregua che dura da 73 anni e contiamo di mantenerla. Nessuno di noi vuole la guerra».
Quanto è realistico il rischio che il suo Paese sia in un certo modo la prossima Hong Kong?
«Hong Kong è un tema politico, l'Ucraina è un tema di guerra. Noi non siamo Hong Kong perché lo sfondo storico è completamente diverso. Non siamo una colonia britannica restituita ai cinesi come Hong Kong che è sempre stata una colonia britannica e non aveva rapporti con nessun paese. Al contrario, Taiwan ha sviluppato rapporti con più di 100 Paesi. Se da una parte Hong Kong è riconosciuta come colonia della Cina, Taiwan è uno Stato a se stante».
Come si prepara la diplomazia taiwanese al congresso di metà ottobre del Partito Comunista Cinese a Pechino?
«Osserviamo: come tutti i Paesi che hanno forti interessi con la Cina o forte attenzione verso la Cina. Vogliamo comprendere lo svolgimento di questo congresso perché si prevede la riconferma del suo leader Xi-Jin-Ping per altri 5 o 10 anni di mandato. Però questo forse rafforzerà la sua leadership, però non può cambiare la situazione che esiste sopra Taiwan. Noi vogliamo bene al popolo cinese ma il regime comunista usa la forza contro di loro. Dobbiamo far capire e trattare con rispetto tutti i prossimi cominciando dai propri cari trattando con rispetto anche i propri vicini, come la Corea ed il Giappone: il regime comunista, fa tutto il contrario».
Da varie città cinesi giungono report di lockdown ferrei per arginare le nuove ondate di Covid, qual è invece la situazione a Taiwan?
«Taiwan è uno dei Paesi che ha i migliori risultati sia come percentuale di contagiati nel paese sia come mortalità. Siamo infatti tra i primi cinque Paesi al mondo. Questo è un risultato che ha permesso di contenere il Covid. La situazione è dunque serena, tanto che abbiamo rimosso tutte le restrizioni per l'arrivo degli stranieri. A partire dal 13 ottobre tutti gli stranieri possono entrare a Taiwan, senza test prima dell'imbarco e senza nessuna quarantena all'arrivo. Come accade in Italia e in Europa in questi giorni. Per noi questa è la prova che la democrazia è più forte dell'autocrazia. La Cina invece è un'altra realtà tanto che non hanno una statistica trasparente e un gruppo tecnico-scientifico obiettivo perché la politica si è imposta sulla scienza e quindi hanno preso una decisione politica su come combattere il Covid e non si sa come funziona il loro vaccino, e gli effetti, i risultati, sono difficili da decretare. Noi invece stiamo uscendo dal Covid, siamo forti più di prima. Questo è il problema del loro sistemaPaese. Il loro sistema è anti democratico e ha una ripercussione anche sul contenimento del Covid».
La vostra partecipazione ai lavori dell'Oms subisce ancora le interferenze, che ne determinano l'esclusione, da parte della Cina. Come state agendo su questo?
«Noi quando siamo usciti dal sistema delle Nazioni Unite, parlo del 1971, eravamo un Paese in via di sviluppo. Bastava che avessimo continuato a crescere. Quindi dagli anni 70 fino ad oggi sono passati più di 50 anni, Taiwan è diventato un Paese forte e democratico ma anche sviluppato sia per l'economia che per la tecnologia. Quindi Taiwan vuole ripagare tutti gli aiuti, tutti i contributi che ha ricevuto prima dall'organizzazione internazionale. Il nostro spirito è contribuire, è dare una mano, costruire insieme agli altri paesi un futuro migliore. Il nostro spirito non è chiedere di tornare per poter ricevere benefici. Come l'Italia: non partecipa per avere aiuti ma perché vuole contribuire ai risultati. Oggi la Cina ha bloccato i Paesi in via di sviluppo, che sono stati beneficiati dai loro progetti di aiuti in Africa, nei paesi asiatici. Sono alleati della Cina e quindi questi sono in maggioranza contrari all'ingresso di Taiwan. La Cina è contraria ad alcuni proncipi universali che esprime l'Oms. La Cina vuole continuare ad ostacolarci. Siamo appoggiati dal G7 e dalla Nato, di cui condividiamo gli stessi valori: democrazia, libertà e diritti umani».
Come valuta la crescente contrapposizione tra democrazie e autocrazie a livello globale?
«Bella domanda. È piu forte un uomo di buon senso o un uomo opportunista che non è sincero? Alla fine del percorso vincerà sempre chi ha buon senso, chi è perbene. Perché è un atteggiamento della nostra civiltà, ovvero la giustizia prevale sulla cattiveria. Questo lo dice la storia, la religione, e l'esperienza che la vita c'insegna. Chi sta dalla parte giusta , la democrazia, alla fine vincerà».
Il bilancio delle devastanti inondazioni causate dalla tempesta che ha colpito il Texas centrale sale ad almeno 51 morti. Ventisette i dispersi.Il dato ufficiale fornito dalle autorità parla ancora di 43 vittime ed è probabile aumenti nella zona più colpita della contea di Kerr. Sempre le autorità sabato in una conferenza stampa hanno dichiarato che 15 delle vittime erano bambini. Il governatore Greg Abbott ha promesso che le squadre avrebbero lavorato 24 ore su 24 per soccorrere e recuperare le vittime. Ancora da ufficializzare il numero delle persone disperse, a parte 27 bambine che si trovavano in un campo estivo femminile.