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Destra fissata con il Ventennio? Ma è la sinistra che continua a evocarlo

di Pietro Senaldi martedì 4 aprile 2023

3' di lettura

Cercasi specchio da regalare all’opposizione. Quasi più ai suoi corifei a mezzo stampa che ai parlamentari ancora disorientati come pecore matte dal recente cambio di pastore. ll Pd e i suoi satelliti hanno speso mezza campagna elettorale a gridare all’allarme fascismo. Se vince Giorgia, addio Costituzione e democrazia, è stato lo spartito sul quale hanno stonato un po’ tutti, da Letta a Fratoianni fino a Conte e perfino Calenda. Insomma, i rivali del centrodestra non andavano d’accordo su nulla, infatti non sono riusciti neppure ad allearsi, se non sull’allarme donna nera al comando. La storia, almeno questa, è nota e non controversa: il mantra ha portato la scalcagnata compagnia alla sconfitta e a un leggero cambio di protagonisti, forse più apparente che reale.
Oggi, a distanza di sei mesi, abbiamo Elly Schlein che fa la prima manifestazione da segretario contro il fascismo; di più, istituisce una sorta di sabato anti-fascista: ogni fine settimana in piazza per un motivo diverso ma sempre contro la dittatrice retriva Giorgia.

Poi arriva il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che dice una verità storica («l’attentato di via Rasella non fu una pagina nobile della Resistenza») e la condisce con una colorita fesseria («i partigiani hanno ucciso una banda di mezzi pensionati»), falsa nella descrizione - erano nazisti - ma non nella sostanza - l’azione ha fatto più danni agli italiani che ai tedeschi. Ed ecco che ieri è accaduta una cosa che non si era mai vista in ottant’anni: la sinistra sfila a via Rasella, a commemorare uno stupido eccidio e chiedere le dimissioni del presidente del Senato. Ossessione anti-fascista? Sì, ma con il trucco.

DISTRAZIONE DI MASSA

Succede infatti che la sinistra più trinariciuta, quella anti-La Russa, accusi il governo di fare distrazione di massa. In pratica, per coprire le loro difficoltà, Meloni e il governo sfornerebbero a stretto giro dichiarazioni provocatorie che instillino nella popolazione un continuo allarme per il ritorno del fascismo. Il ragionamento, in maniera grossolana, sarebbe più o meno il seguente: noi continuiamo a evocare lo spettro del Duce, così nessuno ci fa le pulci se non riusciamo a mettere a terra tutto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tortuoso, non c’è che dire. Non è il nostro mestiere, perché c’è chi lo fa gran meglio, ma ci esponiamo a dare un consiglio alla sinistra: non cada nella trappola. Se davvero l’opposizione crede che i riferimenti al fascismo sono un’arma di distrazione di massa che la maggioranza attiva per coprire le proprie magagne, per disinnescarla basterebbe ignorare le dichiarazioni di La Russa e affini, anziché abboccare ogni volta all’amo come trote sazie.

PISTOLE A SALVE

Non ci vuole molto, né a capirlo né a farlo, eppure non avviene mai. Perché? Azzardiamo una risposta: l’allarme fascismo è la sola arma che la sinistra conosce contro la maggioranza.
Spara a salve, come si è visto alle scorse elezioni politiche, ma essendo l’unica che hanno, i compagni non si possono aggrappare ad altro, anche se ogni volta che premono il grilletto si sente solo “click, click” ma non si vede cadere nessuno. Facile prevedere che per le prossime tre settimane, quelle che ci separano dal 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, l’opposizione non parlerà d’altro e andremo incontro all’ennesima festa divisiva, con una parte minoritaria del Paese che sfilerà contro l’altra. Normalmente avviene sotto la pioggia, segnale però che i nipoti dei partigiani continuano a sottovalutare. Quest’anno confidano nella siccità, ma come ricordava il santino elettorale della Democrazia Cristiana nel 1948, Dio non è comunista.

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