CATEGORIE

L'Fmi incastra i Verdi: energia alle stelle per i diktat ecologisti

di Michele Zaccardi lunedì 3 luglio 2023

4' di lettura

La crisi energetica sembra ormai un lontano ricordo: il gas sonnecchia da mesi sui 30 euro, gli stoccaggi sono pieni e le imprese hanno retto l’urto dei maggiori costi. Ma la tempesta sui mercati dell’energia è costata allo Stato italiano 119 miliardi di euro in tre anni, dei quali 70 soltanto nel 2022. Un fiume di denaro che è servito a proteggere famiglie e aziende dalla galoppata di un’inflazione in gran parte figlia dei rincari di metano e petrolio. Certo, colpa della speculazione e della ripresa dell’economia mondiale dopo il Covid. Ma soprattutto delle politiche climatiche che hanno ridotto la capacità produttiva dei gruppi del settore energetico.

A sostenere la tesi, dati alla mano, è il Fondo Monetario Internazionale che, un recente studio, ha analizzato la dinamica degli investimenti di 117 società quotate sparse per il mondo, che contano per il 40% della produzione globale di gas e petrolio. Per evitare distorsioni, gli economisti dell’istituto di Washington hanno escluso gli anni della pandemia, concentrandosi sul periodo 2015-2019. La conclusione è cristallina: «I nostri risultati empirici indicano un impatto negativo delle politiche climatiche e della connessa incertezza sugli investimenti nell’industria petrolifera e del gas upstream (ovvero la parte del processo che va dall’esplorazione all’estrazione, ndr)». Dettaglio importante: l’impatto sulle imprese del settore, rileva l’Fmi, è molto eterogeneo, ma «le compagnie petrolifere e del gas europee sono le più colpite».

FURIA IDEOLOGICA
Del resto, la foga ideologica con cui la Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen ha spinto sull’acceleratore della transizione per raggiungere l’obiettivo “zero emissioni” entro il 2050 è nota. E a poco o nulla valgono gli appelli dei consumatori e degli industriali per rallentare la marcia verso la decarbonizzazione. La strada, si dice, ormai è tracciata e va percorsa fino in fondo, senza curarsi delle conseguenze. Che, però, esistono e sono pesanti. Come spiega lo studio dell’Fmi “L’impatto delle politiche climatiche sugli investimenti nel petrolio e nel gas”, tra il 2015 e il 2019 la spesa per impianti e macchinari nel settore dell’oil&gas è diminuita del 6,5%. Una contrazione, si legge nel documento, che è «il risultato del rafforzamento degli impegni e degli annunci della politica climatica».

Lo spartiacque è l’Accordo di Parigi del 2015, il trattato che impegna i 183 Stati aderenti a tagliare le emissioni di gas serra per contenere l’aumento delle temperature. Da allora, scrivono gli economisti di Washington, «le spese in conto capitale delle imprese del settore upstream del petrolio e del gas sono state in media inferiori del 22,6% rispetto alle imprese di altri settori dell’economia». Insomma, oltre a tagliare le emissioni, le ambizioni ecologiste che hanno preso piede nei consessi internazionali ed europei hanno tagliato pure gli investimenti e, quindi, la produzione di combustibili. E questo perché le imprese attive nei settori energetici sono particolarmente esposte a quello che i ricercatori dell’Fmi chiamano «rischio normativo», che agisce anche attraverso «potenti effetti di anticipazione».

Un meccanismo amplificato dai mercati finanziari, dove già da tempo le aziende meno “verdi” sono costrette a pagare tassi di interesse più alti per indebitarsi. Secondo l’istituto di Washington, negli ultimi anni «potrebbero esserci stati tagli sostanziali ai fondi disponibili per il finanziamento tramite equity (azioni, ndr) o debito delle imprese di combustibili fossili, aumentandone il costo del capitale e scoraggiando gli investimenti». Oltre a questi fattori, le decisioni delle imprese sono influenzate anche dalle aspettative sulla minore domanda futura di combustibili fossili, indotta da scelte politiche volte a contenere l’inquinamento.

GIÙ GLI INVESTIMENTI
Come spiegano i ricercatori, risultati dello studio confermano la tesi secondo cui «l’annuncio di un percorso più rigoroso di politica e regolamentazione climatica dovrebbe ridurre gli investimenti e aumentare i prezzi del petrolio e del gas (e, quindi, il flusso di cassa delle compagnie) nella fase iniziale della transizione energetica». Non solo. Tra il 2015 e il 2021, le misure adottate (o solo annunciate) per tagliare le emissioni hanno determinato «una riduzione cumulativa del 12% degli investimenti in petrolio e gas». Questo ha contribuito «alla ridotta elasticità dell’offerta al prezzo osservata durante la crisi energetica del 2021-2022», ovvero al fatto che, nonostante i rialzi delle quotazioni, le aziende non sono riuscite a stare al passo con la domanda. Dettagli, si dirà, a fronte dell’imperativo morale di azzerare le emissioni inquinanti.

Tuttavia, c’è modo e modo per raggiungere questo obiettivo, e la strada scelta dall’Unione europea non sembra certo la migliore. «Aspettative eccessivamente ottimistiche sul ritmo della transizione energetica da parte delle imprese di combustibili fossili» prosegue lo studio dell’Fmi, «insieme a un effetto negativo dell’incertezza della politica climatica (che in teoria ritarda sia gli investimenti in combustibili fossili che quelli rinnovabili) possono quindi tradursi in una carenza di approvvigionamento energetico, portando a un aumento sostenuto della pressione sui prezzi dei combustibili fossili e a un contesto più volatile dei prezzi dell’energia». Esattamente quanto successo negli ultimi anni, con lo Stato costretto a spendere 119 miliardi di euro. Risorse che valgono oltre la metà del Pnrr. E che sono andate a tappare le falle aperte dalle velleità ambientali di Bruxelles.

tag
fmi
verdi

A Strasburgo Europarlamento, il co-presidente dei Verdi si dimette per una relazione con la collega 25enne

Esplode lo scandalo Angelo Bonelli in grossi guai: tessere dei Verdi, cosa sta emergendo

Convinti loro... Veneto, Bonelli e Fratoianni da barzelletta: "Anche qui possiamo vincere"

Ti potrebbero interessare

Europarlamento, il co-presidente dei Verdi si dimette per una relazione con la collega 25enne

Angelo Bonelli in grossi guai: tessere dei Verdi, cosa sta emergendo

Veneto, Bonelli e Fratoianni da barzelletta: "Anche qui possiamo vincere"

Germania, "la verde Baerbock presidente dell'assemblea generale Onu". Si scatena la polemica

Texas, i soccorritori alla ricerca dei superstiti dopo le inondazioni: le immagini dei danni

Il bilancio delle devastanti inondazioni causate dalla tempesta che ha colpito il Texas centrale sale ad almeno 51 morti. Ventisette i dispersi.Il dato ufficiale fornito dalle autorità parla ancora di 43 vittime ed è probabile aumenti nella zona più colpita della contea di Kerr. Sempre le autorità sabato in una conferenza stampa hanno dichiarato che 15 delle vittime erano bambini. Il governatore Greg Abbott ha promesso che le squadre avrebbero lavorato 24 ore su 24 per soccorrere e recuperare le vittime. Ancora da ufficializzare il numero delle persone disperse, a parte 27 bambine che si trovavano in un campo estivo femminile.

Marco Bassani: L'europeismo trasformato in un culto neo-marxista

Infuria la polemica su un documento che credo debba essere posto nella giusta luce. È vero che occorre contestual...
Marco Bassani

Patricelli: La verità nascosta dal Pci su chi uccise il Duce

Un cold case da ottanta anni nella ghiacciaia della storia, con un enigma avvolto da un mistero. In attesa che l’e...
Marco Patricelli

Calessi: Bertinotti e Fini, uniti dalla Lega ma separati sulla guerra

Il rosso e il nero a casa della Lega. Sono stati loro, Fausto Bertinotti e Gianfranco Fini, intervistati dal direttore d...
Elisa Calessi