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Caos concerti, dai Negramaro a Gigi D'Alessio: record di malori, risse e ritardi

di Marco Rocchi mercoledì 16 agosto 2023

3' di lettura

Musica e il resto scompare. Mica tanto. Almeno a giudicare dal caos che, prima e dopo i grandi eventi, in special modo concerti pop, rock e rap si verifica in Italia. Protagonisti di disagi, malintesi e querelle, artisti italiani e internazionali. Ma lo sfondo è sempre quello, invidiato da tutti per carità, del nostro Belpaese dove il traffico, si sa, lo diceva anche Jhonny Stecchino nell’omonimo e celeberrimo film, è uno dei problemi di maggiore impatto. Particolare che oggi, in questo Ferragosto per loro di festa, possono certamente confermare i Negramaro i quali, giunti nei giorni scorsi a Galatina, in provincia di Lecce, praticamente casa loro, con il concerto N20 Back Home, tributo ai loro primi vent’anni di carriera, hanno lasciato migliaia di fan imbottigliati nel traffico e soprattutto senza concerto. Tutto ciò a causa dell’inadeguatezza del sito scelto: l’aeroporto di Galatina.

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VIDEOMESSAGGIO

Tante, tantissime, qualcuno parla di qualche migliaio, le persone rimaste fuori. Alla ricerca vana di uno dei (lontanissimi) parcheggi, in qualche caso addirittura pagato in anticipo, come i biglietti rimasti inutilizzati. Tanto da costringere, ieri, Giuliano Sangiorgi, vista la rabbia dei fan che, legittimamente, non accennava a raffreddarsi, a metterci la faccia con un lungo videomessaggio trasmesso sulla pagina Instagram della band: «Grazie a tutti per quelli che sono riusciti a raggiungere il concerto – ha detto il frontman-, purtroppo abbiamo saputo dei problemi anzi siamo stati anche coinvolti in prima persona, mia madre e i parenti per i quali avevo preso un pulmino per arrivare non sono riusciti a raggiungerci per tempo». Quindi il riferimento ai problemi di viabilità: «Cose che in qualche modo non dipendono da noi ma voglio far sapere che ho sofferto con voi. Spero anche che non si vanifichi quello che i Negramaro hanno voluto fortemente, cioè portare una cosa che altrimenti avremmo fatto in posti diversi, abituati ai grandi eventi ma noi ci tenevamo a fare il nostro grande evento nel Salento».

Decisamente meno fairplay c’è stato nelle parole di Gigi D’Alessio che, all’indomani del concerto di Castel di Sangro che ha segnato record di malori tra il pubblico e veri match di boxe fuori ordinanza tra gli spettatori (per lo più famiglie) e addetti alla security, ha tuonato deciso contro l’organizzazione abruzzese: «Io vi chiedo scusa, ma vi prometto che questo promoter non solo non sa fare il suo mestiere, ma non organizzerà mai più un mio concerto».

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TERREMOTO

È cosa nota da giorni, ormai, che a Roma c’è stato un terremoto (non solo politico) durante il concerto del rapper Travis Scott. Evento talmente potente e traumatico da mettere tutti contro tutti: Comune di Roma, sovrintendenza ai Beni culturali e governo, presi a discutere sull’opportunità o meno di autorizzare ancora concerti rock al Circo Massimo. Sotto accusa i volumi utilizzati dal rapper che avrebbero generato un’onda tale da essere registrata dall’Istituto Nazionale di Vulcanologia. Praticamente un evento sisimco, udito in più parti della capitale. Decisamente troppo. Non solo per il Circo Massimo.

I problemi, tuttavia, non si limitano ai concerti in corso ma anche a quelli di là da venire e già in fase di organizzazione. Due in particolare sono quelli già finiti nell’occhio dei ciclone. Entrambi attesissimi dai fan. Il concerto dei Coldplay a Roma, in programma a luglio 2024, con il clickday militarizzato (è proprio il caso di dirlo) da un sistema di account russi che hanno fatto incetta di biglietti destinandoli al triste fenomeno del cosiddetto secondary ticketing, ovvero la versione moderna e digitale del bagarinaggio on line. Medesimo problema riscontrato per la data milanese di Taylor Swift, sempre in programma a luglio 2024 a Milano. In vista della quale c’è da segnalare un ulteriore problema, davvero triste: la discriminazione del pubblico disabile. Con una ragazza sulla sedia a rotelle di 35 anni che, non arrendendosi alla logica dell’organizzazione che annunciava di “sistemare” le persone disabili solo a fine vendita dei posti, diciamo così, per normodotati, ha fatto da sé e, pagando 300 euro, ha acquistato un biglietto in zona vip.

Peccato che si sia sentita rispondere che con la sedia a rotelle non avrebbe potuto in ogni caso fare accesso all’area. Pensare che un tempo, quando anche i concerti erano un po’ più umani, le persona con disabilità motoria venivano automaticamente messe in prima fila. E quella sì che era tutta un’altra musica. Decisamente più bella per tutti.

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