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Roma, dalla resistenza ad Hamas: se gli antisemiti cantano "Bella Ciao"

di Pietro Senaldi martedì 24 ottobre 2023

2' di lettura

«Bella ciao» cantavano gli italiani e i palestinesi filo Hamas che sfilavano nel corteo di sabato a Roma. Portavano la foto di Anna Frank con la kefiah, equiparando, a parole e nei simboli, i criminali nazisti alle loro vittime, gli ebrei, identificati con Israele, parificato a Hitler per aver reagito all’attento del 7 ottobre, nel quale i terroristi islamici hanno massacrato 1.700 innocenti. Era prevedibile. La canzone, che i partigiani in montagna cantavano poco, è stata usata dalla sinistra come un vestito buono per tutte le stagioni, una clava con cui randellare il centrodestra, quasi che la resistenza al nazifascismo fosse stata prerogativa della sinistra; anzi, dei comunisti. L’appropriazione indebita dell’inno di Schlein e compagni da parte dei terroristi non è stata contestata dalle forze progressiste, impegnate a non prendere posizione e fare pippa sulla crisi medio-orientale.

Nel dubbio tra difendere Israele e crollare al livello di Renzi o di Letta nella considerazione di chi l’ha eletta oppure criticarlo e vanificare trentacinque annidi processo di occidentalizzazione del partito, i dem si limitano a sciorinare banalità liceali tipo che Hamas non rappresenta tutti i palestinesi; anche se è nella Striscia di Gaza che governa, tiene le armi, si rifugia e ha consenso popolare. Ossessionato dagli incubi del razzismo, del nazismo e della discriminazione e perso nel mito dell’integrazione di massa, del pauperismo e delle colpe dell’Occidente verso il resto del mondo, il Pd vive la contraddizione di non riuscire a vedere e denunciare l’antisemitismo strisciante che sta alzando sempre più la testa, in Europa ma anche in Italia.

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È incapace di collegare l’odio crescente verso gli ebrei alla predicazione di troppi imam farneticanti, alle moschee, all’esplosione dell’islam integralista e alla mancante volontà di quello moderato, se mai esiste, di fermarlo. Bella ciao è diventato così anche l’inno della «resistenza» dei terroristi, perché così l’estrema sinistra nostrana ha ribattezzato le mattanze nei kibbutz. Che fine immeritata per il canto partigiano diventare la colonna sonora dei cortei anti-semiti. Magari, in un futuro lontano, il prossimo lupo solitario o commando di invasati si farà esplodere, piazzerà bombe o massacrerà civili europei intonando «Bella ciao» anziché urlando «Allah Akbar». 

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