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Meloni e la telefonata, Senaldi: la sinistra fa festa e va contro l'Italia

di Pietro Senaldi giovedì 2 novembre 2023

4' di lettura

 «L’Ufficio del Consigliere diplomatico del Presidente del Consiglio dei Ministri si rammarica per essere stato tratto in inganno da un impostore che si è spacciato per il presidente della Commissione dell’Unione Africana ed è stato messo in contatto con il presidente Meloni». Chi ha sbagliato e non si è reso conto che la telefonata era un trabocchetto, se ne è assunto la piena responsabilità. C’è una serie sterminata di precedenti, ci sono cascati anche la Merkel ed Erdogan, tanto per citare due leader che potevano contare su proverbiale efficienza (teutonica) e spietato sistema di sicurezza (turco).

L’episodio però non è da sottovalutare, è uno scherzo ma non una burla. Rivela che bisogna stringere le maglie, specie di questi tempi, ancora peggiori rispetto a poco più di un mese fa, quando ci fu la telefonata tarocca. Ha ragione il presidente del Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, nonché ex ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ad affermare che «è prioritario che incidenti simili non si ripetano in futuro». A sinistra è stato il più serio, con Calenda, che ha scagionato la Meloni da ogni responsabilità. All’opposizione però l’aria generale era di festa per l’accaduto, prontamente strumentalizzato per attaccare il governo. I giallorossi poco o nulla hanno dichiarato su quanto sostenuto dalla presidente del Consiglio, che non è caduta in nessuno dei tranelli che durante la conversazione di un quarto d’ora i due comici russi, ma forse sarebbe più appropriato definirli spioni, le hanno posto sul cammino.

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IMBARAZZANTI

Giorgia ha ribadito la linea atlantista, ha confermato il sostegno economico e in armi a Kiev, si è stranita quando è stata sollecitata a muovere critiche all’Ucraina, ha detto quello che tutti da tempo dicono, ovverosia che si registra una certa stanchezza nel sostenere il conflitto e la soluzione arriverà dalla diplomazia e non dalle armi, cosa che il leader grillino Conte, con grande sforzo di ipocrisia, ha definito un’ammissione di sconfitta. Questo è il dato politico della vicenda, oltre a un’innegabile passaggio a vuoto di qualche stretto collaboratore della premier. L’opposizione però punta tutto sullo sciacallaggio. Chiede il siluramento dei responsabili e stabilisce che l’Italia ha fatto una figuraccia planetaria. Il primo a parlare è il leader verde Angelo Bonelli, inventandosi una sorta di contrappasso per Giorgia, «ingannata così come lei inganna gli italiani». Illuminante per uno che, dopo aver candidato Soumahoro, non ha ancora proferito verbo sullo scandalo che sta travolgendo la sua famiglia, agli arresti, e fugge dagli studi televisivi con la scusa di treni notturni per non rispondere della propria scarsezza come talent scout.

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Non molto meglio è andata Elly Schlein, malgrado si sia presa qualche ora (normalmente sono giorni) per riflettere prima di dichiarare. La segretaria dem parla di «Italia in imbarazzo, danneggiata nel suo profilo politico e internazionale» e chiede al governo di rassicurare il Paese, anche se non si è assistito a scene di panico tra i cittadini. Siccome la leader dem ha più talento comico dei due comici russi che hanno telefonato alla premier, la dichiarazione è caduta solo a poche ore dall’impegno a vigilare contro il dilagare dell’islamofobia; all’indomani delle stelle di Davide disegnate sui negozi degli ebrei e di episodi analoghi. D’altronde è così, ClarabElly è sfasata; se c’è il sole apre l’ombrello, se piove si mette in costume da bagno.

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E che dire di Renzi? È stupefacente sentirlo parlare di «superficialità devastante»; lui, che si è schiantato con la leggerezza di un piccione, non accorgendosi che l’Italia non aspettava altro che votare sì al referendum sulle sue dimissioni e, prima della guerra con i russi non è che ci parlasse al telefono, ci entrava direttamente in consiglio di amministrazione. Per una volta il Rottamatore va d’accordo con il suo eterno nemico, Conte.

SENTI CHI PARLA

L’uomo che all’arrivo del Covid definì in mondovisione l’Italia «prontissima» parla di «figuraccia planetaria» per la Meloni. Parola di esperto. Anche se il più comico è Antonio Satta, che suppongo i lettori apprendano in questo istante essere il segretario dell’Unione Popolare Cristiana, il quale parla di «uno staff di dilettanti a cui è affidata la nostra sicurezza». Ma lui, di che cosa sarebbe professionista? Rispunta anche Enzo Amendola, ex ministro piddino di Draghi di bellissime speranze ora un po’ in ombra e in disgrazia nel suo partito perché, e gliene va dato merito, non fa la ola ai gay pride e alle manifestazioni con Landini della Schlein. Paragona la telefonata tarocca a Giorgia a «quella in cui Totò si finge ambasciatore del Catonga». Bene, sappiamo cosa il parlamentare napoletano ha fatto in questi mesi: ha riordinato la videoteca. Trascuriamo di citare i detrattori minori in cerca di epifania, come il radicale Magi, per carenza di spazio. Sono tutti compiti e allarmati dal fatto che chiunque - dicono- possa avere un colloquio confidenziale con la premier anche se i due russi non sono proprio dei signor nessuno e hanno un apparato di intelligence alle spalle. Oltre alla falla nel sistema di comunicazione di Palazzo Chigi, l’episodio conferma quello che non solo i russi, ma anche i terroristi di Hamas, i loro padroni iraniani e tutti gli antisemiti del mondo sanno: l’Italia è il ventre molle dell’Occidente grazie a una sinistra che, se a governare è il centrodestra, si schiera sempre con il nemico e, quando governa lei, si spacca tra sostenitori del nemico e sostenitori del nostro Paese.

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