Lo scantinato della sinistra è pieno di vecchie leve che, azionate al momento opportuno, avrebbero dovuto disarticolare il governo e la maggioranza. Sennonché, messi alla prova, tutti questi attrezzi si sono rivelati inutili. Il giorno dopo le elezioni politiche lo spread avrebbe dovuto schizzare in alto ed innescare la replica del copione visto nell’autunno del 2011: è successo che il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi si è ridotto. La Ue avrebbe dovuto stendere un cordone sanitario attorno all’Italia: nel mondo reale, Ursula Von der Leyen cerca ogni giorno l’appoggio di Giorgia Meloni. La mancata approvazione del Mes avrebbe dovuto scatenare i mercati e gli altri Paesi dell’eurozona: calma piatta.
Raccontavano che la crescita di Fdi avrebbe spinto Matteo Salvini a far guerra alla premier: il leader della Lega va ad Atreju e dice che «da secondo si sta benissimo, soprattutto se è una come Giorgia Meloni che guida il convoglio». Ora ci provano con Forza Italia. Il partito fondato da Silvio Berlusconi è la vittima della nuova strategia di Repubblica, che ieri ha titolato la prima pagina sulla «grande crisi di FI», raccontando di dirigenti azzurri pronti a processare Antonio Tajani e di fermenti anti-meloniani e anti-salviniani.
In realtà, l’ultimo sondaggio fatto da Ilvo Diamanti per il quotidiano degli Elkann, pubblicato a metà novembre, fotografa il partito azzurro al 7,2%, ossia lo 0,6% in più della rilevazione precedente. E la media dei sondaggi colloca Forza Italia al 7,4%, un punto in più rispetto a un anno fa, quando Berlusconi era ancora in vita. Difficile, insomma, capire in cosa consista davvero la «crisi» di cui parla il giornale.
Gli argomenti usati sono gli stessi di Matteo Renzi e Carlo Calenda: come fa un partito che appartiene alla grande tradizione dei popolari europei a stare insieme ai pericolosi sovranisti che votano contro il nuovo fondo salva-Stati? Mescolando accuse e blandizie, Ezio Mauro arriva al punto di rimpiangere il Cavaliere, con il quale, scrive, «Forza Italia ha vissuto la sua traversata del ventennio considerandosi sempre come la piattaforma di riferimento di tutti i moderati», mentre oggi il suo partito «è ormeggiato nel porto del nazional-sovranismo più estremo, attendendo gli ordini della premier». Per concludere che «il trono del moderatismo è vacante».
Identici concetti usati pochi giorni fa, in Senato, da uno che su quel trono ci si vorrebbe sedere: Renzi. Durante il dibattito in aula sul Mes, il leader di Italia viva ha detto che Forza Italia sta «tradendo l’eredità politica e culturale di Berlusconi». Il fatto che il Cavaliere fosse contrario al testo del Mes che il parlamento italiano ha respinto, e lo dicesse senza giri di parole («aiuta le banche tedesche»), è ritenuto irrilevante tanto da Renzi quanto da Mauro.
DECISIVI
Il racconto di una Elly Schlein impegnata a dare l’assalto ai voti dei centristi completa l’affresco: la cliente dell’armocromista, direttamente o tramite qualche alleato, deve mettere le mani su quel pacchetto di elettori che non arriva al 10%, ma può fare la differenza tra chi vince le elezioni e chi le perde. Altro motivo per cui a largo Fochetti si sono convinti che Forza Italia è il bersaglio giusto. Una strategia duplice, insomma. Da un lato il quotidiano romano cerca di seminare zizzania nel centrodestra e all’interno di Forza Italia, provando ad aizzare il partito azzurro contro Fdi e Lega, e a sobillare le truppe forziste contro Tajani. Dall’altro suggerisce una strategia alla Schlein, che guida l’unico partito italiano davvero in crisi, tanto da essere tornato nei sondaggi sugli stessi valori presi alle elezioni politiche, che costrinsero Enrico Letta a dare le dimissioni. Se vuole guadagnare voti e iniziare a spostare gli equilibri, gli amici consigliano alla segretaria del Pd di contenderli anche a Forza Italia. Repubblica farà la propria parte ogni giorno, accusando Tajani e i suoi di leso europeismo e persino di leso berlusconismo. Tutto, a partire dal racconto dei fatti, nei prossimi tempi sarà piegato a questo scopo, come da tradizione della casa.
Il bilancio delle devastanti inondazioni causate dalla tempesta che ha colpito il Texas centrale sale ad almeno 51 morti. Ventisette i dispersi.Il dato ufficiale fornito dalle autorità parla ancora di 43 vittime ed è probabile aumenti nella zona più colpita della contea di Kerr. Sempre le autorità sabato in una conferenza stampa hanno dichiarato che 15 delle vittime erano bambini. Il governatore Greg Abbott ha promesso che le squadre avrebbero lavorato 24 ore su 24 per soccorrere e recuperare le vittime. Ancora da ufficializzare il numero delle persone disperse, a parte 27 bambine che si trovavano in un campo estivo femminile.